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Alla fine del 2009 l’Italia conta 60.340.328 residenti, circa 291.000 in più rispetto all’anno precedente. Questo incremento si deve al saldo attivo del movimento migratorio (+318.066 unità) che, pur in calo, neutralizza l’effetto negativo del saldo naturale (-22.806 unità). Gli stranieri sono oltre quattro milioni (4.235.059), il 7% della popolazione totale, e provengono per la maggior parte dall’Unione europea (29,3%), dall’Europa centro-orientale (24,0%) e dall’Africa settentrionale (15,3%). Il dato emerge dall’Annuario statistico dell’Istat.
Alla fine del 2009 l’Italia conta 60.340.328 residenti, circa 291.000 in più rispetto all’anno precedente. Questo incremento si deve al saldo attivo del movimento migratorio (+318.066 unità) che, pur in calo, neutralizza l’effetto negativo del saldo naturale (-22.806 unità). Gli stranieri sono oltre quattro milioni (4.235.059), il 7% della popolazione totale, e provengono per la maggior parte dall’Unione europea (29,3%), dall’Europa centro-orientale (24,0%) e dall’Africa settentrionale (15,3%). Il dato emerge dall’Annuario statistico dell’Istat.Nel contempo si registra una battuta d’arresto della fecondità. All’interno dell’Unione europea a 27 Paesi (dati 2008), Irlanda e Francia sono in cima alla graduatoria con rispettivamente 2,1 e 2,0 figli per donna mentre l’Italia, pur posizionandosi nella parte bassa, è comunque sopra Germania (1,38) e Portogallo (1,37) e alcuni paesi dell’Est europeo (Polonia, Ungheria e Romania). C’è da aggiungere che in Italia le donne diventano madri più tardi: 31,1 è l’età media al parto nel nostro Paese, il valore più alto dell’Ue27, lo stesso di Irlanda e Lussemburgo, contro 26,8 delle donne bulgare e 27,7 delle olandesi.
Prosegue nel 2009 il calo della nuzialità, già registrato l’anno precedente dopo la ripresa del 2007. Con circa 16.000 matrimoni in meno celebrati (230.859), il tasso di nuzialità scende dal 4,1 al 3,8 per mille. Il matrimonio religioso resta la scelta più diffusa (62,5%) ma sono in costante aumento le coppie che optano per il rito civile. E’ soprattutto nelle regioni meridionali a prevalere un modello di tipo tradizionale, la percentuale dei matrimoni celebrati con rito religioso è del 77,4% contro il 50,5% del Nord e il 55,4% del Centro.
Intanto l’Italia continua ad invecchiare. Un italiano su cinque è ultrassessantacinquenne e i “grandi vecchi” (dagli ottanta anni in su) rappresentano ormai il 5,8% della popolazione italiana.
A fine 2009 l’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione con più di 65 anni e quella con meno di 15) registra un ulteriore incremento, raggiungendo 143,8%. Nella graduatoria internazionale (dati 2008), la Germania, con un indice pari a 150,2, si conferma come il paese maggiormente investito dal fenomeno dell’invecchiamento, seguita da Italia (143,1), Grecia (130,3) e Bulgaria (129,6).