Due icone della musica italiana compiono ottanta anni. E lo fanno nel giro di ventiquattro ore di distanza l’uno dall’altra: Gino Paoli oggi, e Ornella Vanoni domani.
I due sono legati oltre che dal calendario, anche da una amicizia di lunga data, e da una relazione sentimentale consumata negli anni Sessanta, che ha ispirato Paoli per la scrittura di numerosi brani, tra cui Senza fine, Anche se, Me in tutto il mondo.
“Che vita è stata la mia? Ho fatto sempre quello che ho voluto. Ho avuto un gran culo – ha dichiarato all’Ansa il cantautore genovese – Non mi pento di niente. Potrei rivivere tutto nella stessa maniera, Tutti i giorni sono legati uno all’altro come pagine di un libro. Non puoi prenderne una e strapparla solo perché ti piace”.
Paoli, ora diviso tra la carriera artistica e la presidenza della Siae, ha colto l’occasione delle sue 80 candeline per ricordare i suoi colleghi della scuola genovese che sono venuti a mancare: Bruno Lauzi, Luigi Tenco, Fabrizio De Andrè, Umberto Bindi. “M mancano gli amici e forse è questo il rimpianto più grosso che si può avere alla mia età”.
Ornella Vanoni ha deciso di far coincidere questa ricorrenza con il lancio del triplo cofanetto “Più di me più di te più di tutto” che contiene il meglio della sua lunga discografia. Si sta inoltre preparando per la tournée “Un filo di trucco un filo di tacco… l’ultimo tour”.
“Tutti concordi nell’affermare che porto bene i miei anni. Ma anche se non si vedono, so di averli tutti. E non ho mai avuto paura del tempo che passava. Bisogna guardare i propri cambiamenti con tenerezza e compassione – ha detto Ornella Vanoni – Sono ancora qui che lavoro ancora, lavoro bene e mi piace farlo. Io non gioco a burraco, non so fare il piccolo punto e mi annoio a fare le parole crociate, quindi meglio che continui a lavorare”.
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