Dopo 40 anni, è riuscita a conoscere suo padre. Grazie a Facebook.
E’ la storia di Farhiya, una donna nata nel 1976 a Leningrado, ora San Pietroburgo, raccontata dalla Bbc.
Sua madre, era una donna russa. Suo padre, Siid Ahmed Sharif, uno dei tanti giovani studenti che la Somalia inviava in Unione Sovietica, a studiare in istituti militari. Dopo la nascita di Farhiya, i due genitori avrebbero voluto sposarsi. Ma nel frattempo era scoppiata la guerra tra Somalia ed Etiopia. Con l’Urss schierata a fianco dell’Etiopia, e i cittadini somali divenuti improvvisamente presenze non più gradite.
A Sharif, come a tutti gli altri studenti somali, il Cremlino diede appena 24 ore di tempo per fare ritorno in patria.
“Ho sempre saputo che mio padre non ci aveva abbandonato – racconta Farhiya – Lasciò me e mia madre perché fu costretto dagli eventi”.
Quella di Farhiya è stata un’infanzia comunque felice, ma sempre col pensiero di riuscire, un giorno, a rintracciare suo padre. Inutili i tentativi di scrivere lettere all’unico indirizzo della Somalia a lei noto, e infruttuosi anche i tentativi effettuati con il supporto della Croce Rossa e delle numerose organizzazioni che nell’ex Unione Sovietica aiutano le persone a mettersi in contatto con i loro padri in Somalia e altri paesi dell’Africa.
La speranza si è riaccesa in Farhiya nel 2011, con la fine della ventennale guerra civile in Somalia, e la diffusione dei social media. Su quello più popolare in Russia, Vkontakte, Farhiya si imbattè nel profilo di una donna da tempo impegnata nel tentare di riunire le persone separate dalla guerra, o che vivono lontane. Ma anche questo tentativo non portò ad alcun risultato.
Farhiya non si arrese. Iniziò a cercare su Instagram utenti della Somalia, individuando un uomo con numerosi contatti, Deeq, che postava ogni giorno fotografie del paese africano.
Farhiya scrisse a Deeq, raccontandogli la sua storia. L’uomo, un diplomatico che ha lavorato presso l’ambasciata del governo somalo a Dubai, cercò di aiutarla pubblicando sul suo profilo l’appello di Farhiya.
Il post è apparso su Facebook lo scorso 16 marzo. Tra i tanti commenti, quello di una cittadina di Oslo che si è presentata come sorellastra di Farhiya, scrivendo che suo padre vive con lei.
Farhiya, dopo i primi contatti via Skype, è volata in Norvegia, insieme al marito, per riabbracciare suo padre.
“Era esattamente come me l’ero immaginato – racconta oggi, ricordando il suo incontro col padre – Abbiamo passeggiato e conversato come avevo immaginato tante volte”.
Farhiya, suo padre e sua madre, sono in costante contatto attraverso Skype. Presto faranno insieme un viaggio a San Pietroburgo.
“Mi ci vorrà molto tempo per realizzare che ora, finalmente, nel mio telefono ho il contatto di mio padre”, dice oggi, felice, Farhiya
24