Le aziende stanno investendo infatti sempre di più nelle piattaforme per la gestione dei Big Data. Secondo le previsioni di Forrester Research, il mercato è destinato a crescere mediamente del 12,8 percento l’anno nei prossimi cinque anni. Gli analisti prevedono che, nel corso del 2016, circa il 40% delle aziende implementerà tecnologie collegate o estenderà le implementazioni già presenti, mentre un altro 30% ha intenzione di adottare soluzioni per i Big Data nei prossimi 12 mesi.
Anche secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence del Politecnico di Milano, le priorità di investimento per il 44% dei Cio riguardano proprio questi temi.
Banche, industria manifatturiera e telco-media coprono oltre il 60% della domanda di analytics, mentre il comparto assicurativo, attualmente fermo al 5%, segna il più alto tasso di crescita, oltre il 25%.
Da un punto di vista di professionalità, i dati dell’Osservatorio sottolineano come, se i Cio rappresentano al momento i principali punti di riferimenti per il controllo e la gestione degli analytics, le figure del chief data officer e del data scientist, dotati di competenze specifiche, cominciano a comparire nelle aziende. La capacità di applicare gli analytics ai Big Data, è una competenza sempre più desiderata, e richiesta, dalle aziende.
“È necessario che i Big Data siano supportati dagli analytics, strumenti che elaborano dei modelli per interpretare le informazioni e che sono in grado di fornire indicazioni strategiche per lo sviluppo del business aziendale – spiega Luca Rodolfi, responsabile della divisione di business intelligence di SB Italia – Rispetto al passato, registriamo una maggiore consapevolezza non solo dell’importanza dei dati ma anche della necessità di sistemi realmente performanti per elaborarli. Il dato grezzo è inutile: serve l’analisi. Tutto quello che non viene analizzato è un costo aziendale e un mancato guadagno”.
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