Nel 2010, in Italia, le famiglie in condizione di povertà relativa sono 2,7 milioni, l’11 per cento delle famiglie residenti, corrispondenti a 8 milioni 272 mila individui poveri, il 13,8 per cento dell’intera popolazione.
Nel corso degli anni – sostengono Inps, Istat e ministero del Lavoro nel Rapporto sulla Coesione Sociale – la condizione di povertà è peggiorata per le famiglie numerose, soprattutto per quelle con figli minori e residenti nel Mezzogiorno, per le famiglie dove convivono più generazioni e per quelle con un solo genitore.
Nel 2010, l’incidenza della povertà relativa raggiunge il 28 per cento fra i minorenni se questi vivono con i genitori e almeno due fratelli (è al 10,7 per cento se si fa riferimento alla povertà assoluta), mentre supera il 33 per cento (11,8 per cento nel caso della povertà assoluta) se vivono in famiglie con membri aggregati.
La povertà relativa mostra i più evidenti segnali di miglioramento fra gli anziani. Tuttavia, una vulnerabilità in termini economici permane soprattutto nel Mezzogiorno, dove l’incidenza della povertà relativa non scende al di sotto del 26 per cento (7 per cento per la povertà assoluta).
Il rischio di povertà o di esclusione sociale è relativamente maggiore per le famiglie con tre o più figli, soprattutto se minori, e per quelle monogenitori. La situazione delle coppie con figli non tutti minori appare più o meno critica in relazione alla partecipazione al mercato del lavoro di almeno due percettori di reddito.