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di Luigi D’Alise
Ho amato le pagine dei suoi libri, che ci hanno insegnato a volare, che una volta aperti diventano odori, sapori, immagini.
Ho amato il Cile e la Patagonia e a giugno sarei andato lì, per un’occasione speciale.
Ho amato i racconti della frontiera scomparsa, quel mondo alla fine del mondo, quel nome da torero e quel vecchio che leggeva romanzi d’amore.
E ora alzo il bicchiere per augurargli buon viaggio, come avrebbe voluto Luis Sepulveda.
“Preparami un eufemismo, fratello.
Un che? chiese il barista.
Un Cubalibre”.
