Come due gemelle diverse ma profondamente unite, le due Veneri di Botticelli si specchiano una nell’altra in “Venere incontra Venere”, una mostra allestita presso gli spazi della Galleria Sabauda dei Musei Reali di Torino fino al 18 settembre.
Si tratta di due opere ispirate alla dea che Botticelli dipinse con la collaborazione della sua bottega. Oltre alla celebre “La nascita di Venere”, conservata agli Uffizi di Firenze, il maestro ne realizzò altre, di cui solo tre giunte fino a noi: la Venere “di Torino”, la sorella conservata presso la Gamäldegalerie di Berlino, e una terza che fa parte di una collezione privata svizzera.
Grazie a “Venere incontra Venere” l’opera berlinese viene portata per la prima volta in Italia e le due sorelle si offrono insieme al pubblico per essere ammirate in un unico colpo d’occhio.
La Venere “di Torino” proviene dalla collezione Gualino. La prima traccia dell’opera risale al 1844 quanto fu acquistata da un reverendo inglese, che in seguito la cedette a un barone. L’opera si pensava perduta nell’incendio della casa di quest’ultimo ma fu ritrovata dagli eredi da cui la acquistò il grande collezionista biellese Riccardo Gualino.
Nel 1930 la Venere realizzata da Botticelli con la collaborazione dei suoi allievi divenne patrimonio della Galleria Sabauda.
In mostra anche il modello di bellezza classica a cui Botticelli si ispirò, quello della nascente dal mare, di età romana, realizzata da un originale di età ellenistica e sormontata da una testa epoca rinascimentale. L’opera appartiene al patrimonio della Soprintendenza Archeologia del Piemonte ed è normalmente conservata a Palazzo Chiablese, sempre a Torino. Completa l’allestimento una riproduzione del dipinto fiorentino.
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