Una mostra ospitata nella Galleria Borghese di Roma, dal titolo “L’origine della natura morta in Italia. Caravaggio e il Maestro di Hartford”, analizza il contesto pittorico romano della fine del 16mo secolo, seguendo i successivi sviluppi della pittura caravaggesca nei primi tre decenni del ‘600.
L’esposizione, visitabile fino al 19 novembre, è curata da Anna Coliva, storica dell’arte e direttrice della Galleria Borghese, e da Davide Dotti, storico e critico d’arte che si occupa di barocco italiano e in particolare dei temi del vedutismo e ella natura morta.
La mostra vuole fare il punto sull’avanzamento degli studi critici ed esamina, con i contributi degli specialisti nei saggi in catalogo, questioni filologiche molto complesse che riguardano provenienze, autografie, appartenenze a gruppi stilistici di artisti di cui purtroppo non conosciamo l’identità anagrafica a causa del silenzio delle fonti documentarie, ma che sono ben noti dal punto di vista dello stile, tanto da essere raggruppati dalla critica sotto namepieces molto suggestivi: innanzi tutto il Maestro di Hartford, che è il soggetto principale poiché la sua produzione di still life si lega strettamente ad alcunilavori di Caravaggio, tra cui l’Autoritratto come Bacco (Bacchino malato), il Ragazzo con cesta di frutta, il Suonatore di liuto e la Cena in Emmaus Mattei. Per molto tempo inoltre, Federico Zeri ha ritenuto di identificare il Maestro di Hartford con Caravaggio giovane.
Per attestare come la lezione del Maestro di Hartford e del primo Caravaggio fu raccolta dai pittori attivi a Roma nei primi due decenni del ‘600, sono esposte le opere del Maestro del vasetto, del Maestro delle mele rosa, di Pensionante del Saraceni, e di altri specialisti di primissimo piano.
Accanto ad essi i pittori che frequentarono l’Accademia istituita dal marchese Giovanni Battista Crescenzi nel suo Palazzo alla Rotonda adiacente al Pantheon: Pietro Paolo Bonzi detto Gobbo dei Carracci, il Maestro della natura
morta Acquavella, che la critica è in parte propensa a identificare con Bartolomeo Cavarozzi, e dello stesso Crescenzi, a cui gli studiosi attribuiscono alcune opere tra cui Frutta e ortaggi su ripiani di legno e di pietra della Galleria Estense di Modena.
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