Le acquisizioni di cittadinanza italiane sono aumentate velocemente nell’arco degli ultimi dieci anni: da 35mila durante il 2006 si è passati a 101mila nel 2013, 130mila nel 2014, 178mila nel 2015, per raggiungere il numero di 202mila nel 2016 . Nel 2006 le acquisizioni erano state poco più di un sesto di quante concesse nel 2016, e quindici anni fa, nel 2002, erano appena 12mila. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto della Fondazione Ismu.
L’Italia, con 178mila, è al primo posto in Europa per numero di acquisizioni di cittadinanza concesse durante il 2015. Seguono Regno Unito con 118mila cittadinanze concesse, Spagna e Francia con 114mila, Germania con 110mila, Svezia con 49mila, Belgio e Paesi Bassi con 27-28mila.
Negli ultimi 10 anni i nuovi italiani sono quasi un milione. Complessivamente, dal 2007 al 2016 le acquisizioni di cittadinanza in Italia sono state 956mila. Quindi, oltre ai 5 milioni di stranieri residenti al primo gennaio 2017, si può stimare sul territorio nazionale anche la presenza di quasi un milione di italiani ex stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana nell’ultimo decennio, per un totale di “residenti stranieri o con un recente passato con cittadinanza non italiana” che sfiora i 6 milioni.
Per rendersi conto dell’entità del fenomeno delle acquisizioni di cittadinanza in Italia lo si può raffrontare con quello molto più noto degli “sbarchi”. Tranne che negli anni 2002, 2011 e 2014, nell’ultimo quindicennio gli sbarcati sono stati sempre meno degli acquisiti alla cittadinanza italiana: nel 2015 e 2016 il numero di acquisti alla cittadinanza italiana ha superato rispettivamente di 24mila e 20mila unità quello degli sbarcati negli stessi anni, e nell’ultimo quinquennio complessivamente l’ha oltrepassato di 114mila unità.
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