Nel 2010 la quota di individui poveri, identificata con quanti hanno un reddito equivalente inferiore alla metà della media, è stata del 14,4 per cento, in aumento di un punto percentuale rispetto al 2008.
Lo rileva Bankitalia nel rapporto sul bilancio delle famiglie italiane, sottolineando che la quota supera il 40 per cento tra i cittadini stranieri.
Nell’anno di riferimento dell’indagine le famiglie che reputavano le proprie entrate insufficienti a coprire le spese erano il 29,8 per cento, mentre il 10,5 per cento le reputava più che sufficienti e il restante 59,7 per cento segnalava una situazione intermedia.
Il reddito familiare medio annuo, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali, è risultato pari a 32.714 euro, 2.726 euro al mese. Il reddito equivalente, una misura che tiene conto della dimensione e della composizione del nucleo familiare, si è attestato sui 18.914 mila euro per individuo, un valore inferiore, in termini reali, dello 0,6 per cento a quello osservato con l’indagine sul 2008.
Il reddito da lavoro dipendente ricevuto in media da ciascun percettore è risultato pari a 16.559 euro, pressochè lo stesso livello in termini reali rispetto al 2008. Quello da lavoro indipendente è risultato di 20.202 euro, con una diminuzione del 2,3 per cento. Il reddito da trasferimenti è stato di 10.672 euro, in calo del 3,4 per cento.
La percentuale di famiglie indebitate è pari al 27,7 per cento. L’indebitamento, come in passato, risulta più diffuso tra le famiglie a reddito medio-alto, con capofamiglia di età inferiore ai 55 anni, lavoratore indipendente o con elevato titolo di studio. Le passività sono costituite in larga parte da mutui per l’acquisto e per la ristrutturazione di immobili.
Il debito residuo per le famiglie che usufruiscono di almeno un finanziamento corrisponde in media a poco più di un’annualità di reddito. Il valore sale a quasi due annualità considerando le sole famiglie con mutui per l’acquisto di immobili.