Perché un libro su Giancarlo Siani a quasi trent’anni dal suo assassinio? «Perché di questo giovane cronista ammazzato il 23 settembre del 1985, un lunedì, si parla tanto ma si sa ancora pochissimo, e talvolta quel che si sa non corrisponde totalmente alla realtà».
A parlare è Bruno De Stefano, giornalista e autore di “Giancarlo Siani, passione e morte di un giornalista scomodo”, edito da Giulio Perrone Editore.
«Il caso Siani è stato archiviato come quello di giornalista-eroe assassinato dalla mafia – spiega De Stefano alla Ago Press – In realtà lui non aveva ancora scritto nulla di impegnativo, fino a quel momento e forse è stato ammazzato per quello che avrebbe potuto pubblicare. La verità è stata occultata finora per pigrizia intellettuale: ci siamo accontentati della semplificazione dell’eroe, ma la realtà che circonda il delitto è molto più complessa».
Ancora oggi si sa pochissimo del suo lavoro, del suo impegno e delle sue aspirazioni. Ma soprattutto non si sa quasi nulla delle faticose indagini che hanno consentito di condannare killer e mandanti. Il libro racconta non solo la storia di un ragazzo di 26 anni finito davanti a un plotone di esecuzione di Cosa Nostra, ma prova ad andare oltre una semplificazione che lo ha trasformato in una sorta di «santino». Leggendo gli atti delle inchieste emerge, infatti, una storia assai più complicata nella quale si mescolano incomprensibili silenzi, palesi omissioni, tentativi di depistaggio, vuoti di memoria inspiegabili, goffe e ridicole contraddizioni. Una ragnatela di inganni all’interno della quale Bruno De Stefano si muove con passione e coraggio. Nel nome di Giancarlo Siani e, finalmente, della verità.
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