E’ un’Italia appiattita, indebolita, senza leggi e desideri quella fotografata dal Censis nel 44mo Rapporto sulla situazione sociale del Paese, presentato oggi a Roma.
I mesi più duri della crisi sono stati superati con una “evidente fatica del vivere e dolorose emarginazioni occupazionali” e “sono evidenti manifestazioni di fragilità sia personali che di massa con comportamenti e atteggiamenti spaesati, indifferenti, cinici, passivamente adattativi, prigionieri delle influenze mediatiche, condannati al presente senza profondità di memoria e futuro”. Per il Censis “si sono appiattiti i nostri riferimenti alti e nobili (l’eredità risorgimentale, il laico primato dello Stato, la cultura del riformismo, la fede in uno sviluppo continuato e progressivo), soppiantati dalla delusione per gli esiti del primato del mercato, della verticalizzazione e personalizzazione del potere, del decisionismo di chi governa”.
Per rilanciarsi l’Italia ha bisogno di “tornare a desiderare” e per farlo “servono adeguate politiche per rilanciare lo sviluppo e messaggi che rilanciano l’autocoscienza di massa”.
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