“I giovani sono la principale risorsa economica del Paese e investire su di loro significa puntare alla crescita di un’economia competitiva e dinamica. Se non si agisce sull’occupazione giovanile si rinuncerà alla parte più vitale ed energica della società”. Inizia così l’intervento del presidente del Cnel, Antonio Marzano, in occasione dell’audizione svolta presso la XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati.”La debole crescita economica seguita al biennio di recessione rischia di produrre preoccupanti effetti di lungo periodo sulle dinamiche del mercato del lavoro. La lentezza della ripresa potrebbe ritardarne l’ingresso nel mercato del lavoro e prolungare la permanenza agli studi. Inoltre, le deboli condizioni economiche potrebbero rendere difficile la transizione dall’istruzione al mercato del lavoro, con il rischio che molti giovani restino intrappolati in lunghi periodi di disoccupazione e in lavori precari e mal remunerati”. Il presidente del Cnel ha citato il fenomeno dei cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training): giovani in età compresa fra i 20 ed i 29 anni che non studiano, sono disoccupati o inattivi, che appartengono cioè ad una “fascia grigia” di sfiducia e di abbandono. I dati pubblicati dall’OCcse nel 2010 sull’occupazione giovanile parlano di 16,7 milioni di ragazzi che non studiano né lavorano. Di questi 16,7 milioni di ragazzi, solamente 6,7 milioni sono in cerca di un impiego, i restanti 10 milioni hanno smesso di cercare.
“In Italia – ha spiegato Marzano – la quota dei Neet è particolarmente elevata rispetto a quella degli altri Paesi Ocse. Inoltre, mentre nella UE a 27 la probabilità di essere Neet è inversamente correlata al grado di istruzione, in Italia tale relazione è invertita: i giovani fra i 25 ed i 29 anni con un’istruzione elevata rimangono fuori dall’occupazione, perché disoccupati o inattivi, e a livello geografico a Sud si registra una quota di Neet più che doppia rispetto al Centro-Nord. Ciò è dovuto non solo al più elevato livello di disoccupazione che si registra nel Mezzogiorno, ma anche allo scoraggiamento che tocca in particolare le giovani donne. Inoltre, proprio a causa delle difficoltà per l’inserimento nel mercato del lavoro si registra una più alta percentuale di studenti tra i 25 ed i 30 anni al Sud (15%), rispetto alla percentuale di studenti rilevata al Centro-Nord (8,6%). Infine, da un esame delle caratteristiche del mercato del lavoro nel nostro Paese, emerge che al Sud solo un giovane su cinque tra i 20 ed i 30 anni ha un contratto di lavoro permanente, contro il 37% del Centro-Nord”. E’ importante intensificare le politiche per favorire l’inclusione attiva dei giovani e delle donne, ha aggiunto il presidente del Cnel. E dare attuazione al “Piano di azione per l’occupabilità dei giovani e delle donne”, promosso dai ministeri del Lavoro, della Gioventù e dell’Istruzione, che individua alcune priorità strategiche e prevede uno stanziamento complessivo di un miliardo e 82 milioni di euro, suddiviso tra ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (486 milioni di euro), ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (492,5 milioni di euro) e ministero della Gioventù (103 milioni di euro).