Recessione prolungata e ripresa economica slittata fino alla prossima primavera. Questa in sostanza la previsione elaborata dal Centro Studi di Confindustria, che conferma la stima sul Pil 2012, ma peggiora la previsione sul 2013. Dai dati diffusi oggi, emerge che quest’anno il Pil scenderà del 2,4 per cento, mentre il 2013 si prevede un -0,6 per cento, contro il -0,3 per cento precedente.
“Fino a oggi – fanno sapere da Confundustria – le conseguenze della crisi sul Pil italiano (-6,9% dal picco del terzo trimestre 2007), risultano di entità superiore agli effetti della prima guerra mondiale, mentre sono state molto meno dirompenti di quelli della seconda (Pil -45%), anche se probabilmente risulteranno più persistenti, date le diverse velocità di recupero». Lo afferma il Centro studi di Confindustria nel rapporto «Le sfide della politica economica”.
Secondo il direttore del Centro Studi, Luca Paolazzi, “la risposta dell’Europa alla crisi, con il clima dell’eurozona che è nettamente cambiato, ma anche la sentenza della Corte di Karlsruhe è un elemento molto positivo che va al di là del meccanismo dell’Esm.
A pesare, però, c’è “il rallentamento globale – ha aggiunto Paolazzi – con il calo del commercio mondiale, e la brusca frenata dei Paesi emergenti”. Inoltre, ha osservato Paolazzi, le cause e le conseguenze della crisi permangono. Tra le prime, le bolle del credito e quella immobiliare, associate con gli eccessi di indebitamento di famiglie e imprese e con l’alta leva delle banche. Tra le seconde, l’alta disoccupazione, che induce negative aspettative di reddito e conseguente maggior parsimonia e il lungo percorso di rientro dei conti pubblici.