Il 2011 si è concluso con 12mila fallimenti di imprese, il 7,4 per cento in più rispetto alle oltre 11mila procedure fallimentari avviate nel 2010.
Secondo i dati forniti oggi dal Cerved Group si tratta del dato peggiore dal 2005, anno in cui però potevano richiedere il fallimento anche le microimprese.
L’aumento dei fallimenti registrato negli ultimi 12 mesi ha coinvolto tutte le forme giuridiche, con una crescita più sostenuta tra le società di capitali (+8,6 per cento) rispetto al resto (+4,7 per cento).
Pur rimanendo il macrosettore quello con la maggiore frequenza dei fallimenti, l’industria è l’unico comparto che nel 2011 evidenzia un’inversione di tendenza, dopo due anni particolarmente duri: i default si sono ridotti del 6,3 per cento rispetto al 2010. Le performance positiva della manifattura nel 2011 non è però diffusa a tutti i settori industriali ed è guidata soprattutto da quelli che hanno pagato un conto salato alla crisi negli anni precedenti.
A differenza dell’industria, è proseguito nel 2011 l’aumento dei fallimenti nelle costruzioni (+7,8 per cento) e nel terziario (+10 per cento). Nell’ambito dei servizi, soffrono soprattutto le imprese che operano nel campo della logistica e dei trasporti, nell’informazione e intrattenimento, e nella distribuzione (20,8).
Dal punto di vista territoriale, la crescita dei fallimenti osservata nel 2011 a livello nazionale non ha interessato il Nord Est, area in cui il numero delle procedure si è attestato sui livelli del 2010 (‐0,3 per cento ). Il Nord Est ha beneficiato del calo dei fallimenti aperti nel Trentino Alto Adige (‐5,5 per cento), nel Veneto (‐4,4 per cento) e in Friuli (‐3,4 per cento), mentre sono risultate in aumento le procedure presentate da aziende dell’Emilia Romagna (+7,1 per cento).
Il Nord Ovest si conferma nel 2011 l’area con la maggiore frequenza di fallimenti. L’aumento dei fallimenti (+8,4 per cento) ha riguardato tutte le regioni dell’area: +3,9 per cento in Piemonte, +8,4 per cento in Liguria, +9,8 per cento in Lombardia e +11,1 per cento in Valle d’Aosta. Nel
Centro Italia, i fallimenti aumentano più della media nazionale (+9,5 per cento) soprattutto per il forte incremento osservato nel Lazio (+23,4 per cento) e, in misura minore, in Umbria (+8,6 per cento). Meno negative le performance delle regioni a maggiore specializzazione manifatturiera, come la Toscana (+1,7 per cento) e, soprattutto, le Marche (‐7,1 per cento).
Nel Mezzogiorno i fallimenti hanno continuato ad aumentare con tassi a due cifre anche nel 2011 (+11,2 per cento), trascinati dai forti incrementi registrati in Molise (+39,5 per cento), Campania (+29,6 per cento), Puglia (+9,7 per cento) e Calabria (+9,7 per cento). In controtendenza la Basilicata (‐39,4 per cento), la Sicilia (‐0,5 per cento) e la Sardegna (+0 per cento).