La crisi mette in ginocchio le imprese. Sono tremila, tra gennaio e marzo, quelle che hanno avviato procedure fallimentari, il 4,2 per cento in più rispetto all’anno precedente.
E’ quanto emerge dal rapporto trimestre dell’Osservatorio Cerved sulla crisi d’impresa.
Secondo l’analisi, la crescita dei default non si arresta ormai da quasi quattro anni: per sedici trimestri consecutivi, a partire dell’aprile del 2008, le procedure hanno infatti sempre fatto registrare incrementi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’unico e timido segnale positivo si osserva nei dati destagionalizzati: tra gli ultimi tre mesi del 2011 e i primi tre del nuovo anno, il numero di fallimenti corretto per i fenomeni di stagionalità e di calendario risulta in calo dell’1,1 per cento, tenendosi comunque a livelli ben più elevati rispetto a quelli pre‐crisi.
L’aumento dei fallimenti è sostenuto da quello di societù di capitali (+7,3 per cento rispetto al primo trimestre del 2011) mentre le procedure aperte da società di persone o da altre forme giuridiche risultano in calo, rispettivamente, del 2,9 e del 4 per cento. Nell’ambito delle società di capitale, forma giuridica in cui si concentrano quasi i tre quarti dei fallimenti aperti, aumentano i default soprattutto tra le aziende non in grado di depositare un bilancio valido tre anni prima della procedura (+13,2 per ceneto) e tra le piccole imprese con un attivo di bilancio compreso tra 2 e 10 milioni di euro (+9,9 per cento).
Continuano ad aumentare, anche se a ritmi inferiori, le procedure tra le microimprese con un attivo inferiore di 2 milioni di euro (+2,5 per cento) e tra le medie aziende con attivo compreso tra 10 e 50 milioni di euro (+5,6 per cento). Meno diffusi i fallimenti tra le imprese maggiori (meno di dieci nel primo trimestre tra le società con oltre 50 milioni di euro di fatturato), per cui si registra un calo del 43 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011.