Anche la recessione ha due velocità: quella del Centro-Nord e quella del Mezzogiorno, così come l’attesa ripresa del ciclo economico che dovrebbe concretizzarsi nel 2013. Secondo le previsioni contenute nel Rapporto Unioncamere 2012, diffuso in occasione della 10ma Giornata dell’Economia, a fronte di un calo medio del Prodotto interno lordo dell’1,5 per cento, saranno le regioni del Sud a pagare lo scotto più consistente della crisi, segnando un decremento del Pil dell’1,8 per cento, con l’Abruzzo, il Molise e la Basilicata destinate a registrare una contrazione del 2 per cento . Anche i consumi delle famiglie e la spesa per investimenti sono previsti quest’anno in ulteriore, sensibile calo (rispettivamente -2,1 per cento e -3,8 per cento), più incisivo nelle aree meridionali. Il segno più tornerà a comparire nel 2013 (+0,8 per cento l’incremento atteso del Pil), con un’accelerazione maggiore nel Nord-Est (+1,3 per cento) e un velocità decisamente più contenuta al Sud (+0,2 per cento).
“I dati ci confermano la necessità di favorire gli investimenti per rilanciare l’economia e sostenere l’occupazione – ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – Dopo quattro anni di crisi, il tessuto produttivo del Paese appare provato. Fra gennaio e marzo di quest’anno, sono andate perdute 26mila imprese. In pericolo sono tanti piccoli e piccolissimi imprenditori che rischiano di fallire per crediti non riscossi o perché vedono ridursi il credito dalle banche. Ovviamente l’occupazione risentirà di questo contesto, soprattutto quella creata dalle microimprese con meno di 10 addetti. Per questi motivi abbiamo avanzato proposte concrete prive di oneri per le casse statali su cinque temi chiave per lo sviluppo: semplificazione, internazionalizzazione, investimenti, credito e lavoro”.