Sono Cina, Iran e Arabia Saudita i primi tre paesi nel mondo che nel 2011 hanno compiuto più esecuzioni capitali. Lo rende noto il rapporto annuale sulla pena di morte redatto da Nessuno tocchi caino e presentato oggi a Roma. Il 25 febbraio 2011, il Congresso Nazionale del Popolo ha approvato l’emendamento al Codice Penale che riduce di 13 il numero dei reati punibili con la pena di morte, portandoli a 55. Le nuove norme sono entrate in vigore il 1° maggio 2011. I 13 reati sono di natura economica e non violenta, e i cambiamenti non ridurranno di molto il numero dei giustiziati dal momento che riguardano reati che raramente comportano la condanna capitale degli imputati.
Il 14 marzo scorso, l’11° Congresso Nazionale del Popolo ha approvato a stragrande maggioranza un emendamento che riforma la legge di procedura penale cinese in senso più garantista. Per la prima volta, la riforma chiarisce che le confessioni estorte con mezzi illegali, come la tortura, le deposizioni dei testimoni e le testimonianze delle vittime ottenute illegalmente, ad esempio mediante violenza o minacce, devono essere escluse durante i processi. L’emendamento è entrato in vigore il 1° gennaio 2012. Il secondo posto di tale, triste, classifica è detenuto anche quest’anno dall’Iran con almeno 676 esecuzioni: un aumento spaventoso rispetto agli anni precedenti e con un drastico aumento delle esecuzioni in pubblico. Ma le cifre potrebbero essere molto più alte se si considerano notizie che giungono da fonti indipendenti, come ex detenuti, familiari e avvocati di condannati a morte. Nel 2011, le esecuzioni pubbliche sono più che triplicate con almeno 65 persone impiccate sulla pubblica piazza. Questo è il più alto numero di esecuzioni pubbliche in più di 10 anni. Le esecuzioni pubbliche sono continuate nel 2012 e, al 30 giugno, erano state impiccate in posti aperti al pubblico almeno 31 persone.