Il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede il 46,6 per cento della ricchezza netta familiare totale (45,7 per cento nel 2010). La quota di famiglie con ricchezza negativa è aumentata al 4,1 per cento, dal 2,8 del 2010. E’ quanto emerge dall’indagine sui bilanci delle famiglie italiane nel 2012 della Banca d’Italia.
La quota di famiglie indebitate è di poco superiore a un quarto ed è lievemente diminuita rispetto alla precedente rilevazione. L’indebitamento, come in passato, è più diffuso tra le famiglie a reddito medio-alto, con capofamiglia di età inferiore ai 55 anni, lavoratore indipendente o con elevato titolo di studio. Le passività sono costituite in larga parte da mutui per l’acquisto e per la ristrutturazione di immobili. Condizioni di vulnerabilità finanziaria, identificate dalla presenza congiunta di una rata per il rimborso dei prestiti superiore al 30 per cento del reddito e da un reddito monetario inferiore alla mediana, riguardano circa il 13,2 per cento dei nuclei indebitati e il 2,6 per cento del totale delle famiglie. Il fenomeno appare in aumento rispetto al passato (+3,1 punti percentuali tra le famiglie indebitate e +0,4 sul totale).
Tra il 2010 e il 2012 le condizioni economiche dichiarate dalle famiglie intervistate sono peggiorate, risentendo anche di valutazioni soggettive sull’andamento del mercato immobiliare, più negative di quelle osservate nelle transazioni effettive. La percezione da parte degli intervistati di un marcato calo del valore degli immobili si è riflessa su importanti componenti figurative del reddito, in particolare sul valore degli affitti che i proprietari stimano di poter ottenere nell’ipotesi in cui decidano di concedere in locazione la propria abitazione.
Il reddito equivalente, una misura pro-capite che tiene conto della dimensione e della struttura demografica della famiglia, è stato in media pari a circa 17.800 euro (1.500 euro al mese). L’indicatore è superiore per gli individui laureati (circa 2.350 euro al mese), i dirigenti (2.700 euro) e per gli imprenditori (2.550 euro), mentre gli operai, i residenti nel Mezzogiorno e i nati all’estero presentano valori medi inferiori (rispettivamente pari a circa 1.200, 1.100 e 950 euro al mese). In una posizione intermedia si collocano gli impiegati (1.900 euro), gli altri lavoratori autonomi (1.700 euro) e i pensionati (1.700 euro). Il profilo per età mostra un andamento prima crescente (dai 1.250 euro al mese per i soggetti fino a 18 anni ai 1.800 euro per gli individui di età compresa tra i 55 e i 64 anni) e poi lievemente decrescente (circa 1.700 euro al mese per gli individui più anziani).