Da oggi, 1 ottobre, scatta l’aumento dall’Iva dal 21% al 22%. Secondo Federconsumatori e Adusbef, l’aumento riguarderà il 70% dei prodotti e costerà 207 euro annui a famiglia, portando consistenti rincari nel settore dell’abbigliamento (+81 euro), nell’acquisto di scarpe (+25 euro) e bevande alcoliche, vino compreso, e gassate (+12 euro).
Per Confesercenti, l’aumento di un punto percentuale dell’Imposta sul valore aggiunto non solo darà un nuovo duro colpo all’occupazione, alle imprese che lavorano per il mercato interno ed ai consumi, ma potrebbe essere solo l’inizio di una nuova grandinata fiscale insopportabile per famiglie ed imprese.
Sul fronte dei consumi, osserva l’associazione di categoria, l’incremento dell’Iva si tradurrà in una riduzione dei consumi dello 0,1%, a parità di altre condizioni e andrebbe ad incidere negativamente sulle spese del mese di dicembre e quindi delle festività, momento nel quale, invece, potrebbero concretizzarsi finalmente gli auspicati segnali di ripresa.
In una situazione in cui l’inflazione è sostanzialmente sotto controllo, si avrà inoltre un incremento dei prezzi tra ottobre e novembre di circa lo 0,4%, il cosiddetto “effetto scalino”, con inevitabili effetti di trascinamento anche nel 2014; nel dibattito attuale si dimentica quanto accaduto nel 2012: se, in termini di caduta dei consumi, è stato l’anno peggiore della storia repubblicana, ciò è stato dovuto anche all’incremento dell’Iva avvenuto a metà settembre 2011.
Per quanto riguarda le imprese, la situazione già di estrema difficoltà, pr via della “pressione fiscale da record mondiale e dal mancato pagamento dei debiti della P.A.”, produrrà un’ulteriore contrazione della domanda interna porterà alla chiusura di molte attività.
Risulteranno più penalizzate le famiglie a basso reddito in quanto la pressione Iva (rapporto tra Iva pagata e reddito) per il 20% di famiglie più povere arriverebbe al 10,5%, mentre per il 20% di famiglie più ricche sarebbe del 7,5%, circa il 30% in meno.