Via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge costituzionale di riforma della giustizia. Tre i pilastri del ddl: la separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura in un organismo giudicante e in uno inquirente, entrambi presieduti dal capo dello Stato, e l’obbligo di esercitare l’azione penale secondo i criteri stabiliti dalla legge.
La responsabilità civile dei giudici, poi, sarà pari a quella degli altri funzionari e dipendenti dello Stato: in caso di errori i magistrati potranno essere citati in giudizio dai cittadini.
“La riforma pone al centro la parità tra accusa e difesa – ha dichiarato il Guardasigilli, Angelo Alfano -. L’obiettivo è garantire al meglio il cittadino. La parità tra accusa e difesa si ottiene se c’è separatezza tra il pubblico ministero, che sostiene l’accusa in giudizio, e colui che per decidere è chiamato a valutare ciò che sostengono accusa e difesa”.
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