Circa 120 miliardi di euro, oltre 210mila aziende impiegate nel settore e 800mila occupati. E’ la fotografia scattata da Unioncamere nel secondo Rapporto sull’Economia del Mare.
La quota più significativa, pari al 45% del totale, si deve ai settori più tradizionali: prima di tutti quelli della cantieristica e dei trasporti di merci e persone, con un’incidenza tra il 15 e il 16% ciascuno, attorno ai 6,5 miliardi, seguiti da quelli della filiera ittica e dell’industria estrattiva marina.
Poco meno di un terzo, si riferisce alle attività legate al turismo, sommando le attività di alloggio e ristorazione a quelle sportive e ricreative, cui si deve il 37% del valore aggiunto creato dal comparto a distanza segue da un segmento del cosiddetto terziario avanzato, rappresentato dalla ricerca, regolamentazione e tutela ambientale.
Dal punto di vista occupazionale, i quasi 800mila lavoratori impiegati nell’economia del mare rappresentano il 3,2% dell’occupazione complessiva del Paese, superiore di 200mila unità a quella dell’intero settore formato dalla chimica, farmaceutica, gomma, materie plastiche e minerali non metalliferi, e 160mila in più rispetto a quella dei servizi finanziari e assicurativi.