L’Imu darà un gettito di oltre 23 miliardi, quasi il doppio dei proventi assicurati dall’Ici. Secondo uno studio di Confesercenti, il passaggio dall’Ici all’Imu ha penalizzato in misura particolare gli immobili destinati a negozi e botteghe, colpiti da un prelievo pari a 1,8 miliardi, ossia 1.050 milioni in più rispetto ai 700 milioni derivanti dalla vecchia Ici. Si tratta di quasi due milioni di unità immobiliari (1.941.458, secondo l’indagine 2012 sugli immobili in Italia, prodotta dal Dipartimento Finanze e dall’Agenzia del Territorio) che al Catasto sono censiti come categoria C1 e che per l’80% sono di proprietà di persone fisiche, per metà utilizzati direttamente e per l’altra metà detenuti in locazione. Ad accrescere la tassazione IMU su negozi e botteghe hanno contribuito tre fattori: l’aumento di base imponibile (il valore “convenzionale” attribuito ai locali), per effetto del più elevato coefficiente (55 in luogo del 34 previsto per l’ICI) da applicare alla rendita catastale rivalutata.; l’aumento dell’aliquota standard fissata ai fini IMU (0,76% rispetto allo 0,664% dell’aliquota media ICI nazionale), che spiega un altro 14% e, infine, l’ulteriore aumento di aliquota deciso da ciascun Comune nell’ambito delle facoltà accordate dal legislatore (aumento o riduzione dell’aliquota ordinaria in misura pari allo 0,30%). L’esame delle delibere adottate dai Comuni capoluogo di Provincia rivela che nella gran parte delle realtà territoriali hanno prevalso gli aumenti e che ciò ha portato ad una lievitazione dell’aliquota complessiva, dallo 0,76% standard allo 0,97% dell’aliquota effettiva media.
In sostanza, sugli immobili strumentali all’attività imprenditoriale grava a partire dal 2012 un prelievo immobiliare pari a 2,4 volte (+ 140%) quello dell’ICI, che si scarica in larghissima parte (oltre i 2/3) sulle PMI: quelle che sono proprietarie dell’immobile in cui svolgono la propria attività; ma anche quelle che conducono l’immobile in locazione e che si vedranno aumentare il canone dal proprietario colpito dall’IMU. Il forte aumento dell’IMU è anche la conseguenza di una scelta che caratterizza l’intero impianto dell’imposta: quella di riservare allo Stato una parte consistente del gettito (la metà di quanto ricavato dagli immobili diversi dall’abitazione principale – ivi compresi locali, uffici, negozi, botteghe – sulla base dell’aliquota dello 0,76%). Una scelta che – come è stato ampiamente osservato – inquina la natura d’imposta locale dell’Imu e che, nella realtà, finisce per dirottare sull’Erario centrale un gettito consistente: oltre 9 dei 23 miliardi di gettito complessivo; circa 700 milioni, sui 1.800 pagati dalle pmi.