E’ di 6,6 miliardi di euro la spesa che i Comuni italiani destinano alle politiche sociali. Una quota pari allo 0,42 per cento del Prodotto interno lordo nazionale.
E’ quanto emerge da un rapporto dell’Istat su “Gli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli e associati”.
Rispetto al 2007, gli investimenti nel welfare sono aumentati del 4,1 percento. La spesa media pro capite è passata da 90 euro nel 2003 a 111 euro nel 2008, ma l’incremento è di soli 8 euro pro capite se calcolato a prezzi costanti.
Persistono sensibili differenze territoriali nelle risorse impiegate dai Comuni in rapporto alla popolazione residente: la spesa per abitante varia da un minimo di 30 euro in Calabria a un massimo di 280 euro nella provincia autonoma di Trento.
Al di sopra della media nazionale si collocano tutte le regioni del Centro-Nord e la Sardegna, mentre il Sud presenta i livelli più bassi di spesa media pro capite (52 euro), circa tre volte inferiore a quella del Nord-est (155 euro).
Famiglia e minori, anziani e persone con disabilità sono i principali destinatari delle prestazioni di welfare locale: su queste tre aree di utenza si concentra l’82,6 per cento delle risorse impiegate.
Le politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale incidono per il 7,7 per cento della spesa sociale, mentre il 6,3 per cento è destinato ad attività generali o rivolte alla “multiutenza”. Le quote residue riguardano le aree di utenza “immigrati e nomadi” (2,7 per cento) e “dipendenze” (0,7 per cento).