Nel secondo trimestre del 2012 il numero degli occupati è calato dello 0,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011. Il dato, spiega l’Istat, sintetizza il nuovo calo dell’occupazione maschile, a fronte del protrarsi del positivo andamento di quella femminile. L’aumento dell’occupazione più adulta con almeno 50 anni, soprattutto a tempo indeterminato, si contrappone al persistente calo su base annua di quella più giovane e dei 35-49enni.
Al calo tendenziale dell’occupazione italiana (-133.000 unità) si associa la crescita di quella straniera (+85.000 unità). In confronto al secondo trimestre 2011, tuttavia, il tasso di occupazione degli italiani rimane stabile, mentre quello degli stranieri segnala una nuova significativa riduzione (dal 63,5 al 61,5 per cento).
Gli occupati a tempo pieno proseguono la dinamica negativa (-2,3 per cento, pari a -439.000 unità). La caduta tendenziale, particolarmente accentuata nelle costruzioni e nei servizi alle imprese, interessa sia l’occupazione dipendente a carattere permanente sia quella autonoma full-time. Gli occupati a tempo parziale continuano a crescere in misura ancora sostenuta (+10,9 per cento, pari a 391.000 unità), ma si tratta in gran parte di part-time involontario.
Il numero dei disoccupati manifesta un ulteriore forte aumento su base tendenziale (+38,9 per cento, pari a 758.000 unità), portandosi a 2.705.000 unità. Circa la metà dell’aumento della disoccupazione è alimentato dalle persone con almeno 35 anni. La crescita interessa tutto il territorio ed è dovuta in sei ogni dieci casi a quanti hanno perso la precedente occupazione.
Il tasso di disoccupazione pari al 10,5 per cento, in crescita di 2,7 punti percentuali rispetto a un anno prima; l’indicatore passa dal 6,9 per cento del secondo trimestre 2011 al 9,8 per cento per gli uomini e dal 9 per cento all’11,4 per cento per le donne. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni sale dal 27,4 per cento del secondo trimestre 2011 al 33,9 per cento, con un picco del 48% per le giovani donne del Mezzogiorno.
Si riduce la popolazione inattiva (-4,9 per cento, pari a -729.000 unità), a motivo della discesa di quanti non cercano e non sono disponibili a lavorare. All’aumentata partecipazione delle donne e dei giovani si accompagna, in quattro ogni dieci casi, la riduzione degli inattivi tra 55 e 64 anni, presumibilmente rimasti nell’occupazione dati i progressivi maggiori vincoli per l’accesso alla