Nel mondo del lavoro la mancanza di padronanza nell’uso della lingua italiana genera situazioni di pericolo, oltre che di esclusione sociale.
Secondo dati Inail, su un totale di 725.174 infortuni, 609.513 hanno riguardato i lavoratori italiani e 115.661 quelli stranieri di cui 138 mortali.
In termini relativi, il tasso medio di incidenza infortunistica relativo ai lavoratori stranieri è stimato pari a circa 40 infortuni per mille occupati, un valore nettamente superiore a quello dei lavoratori italiani che fanno registrare un tasso di circa 30 infortuni per mille occupati.
Questo consistente divario è legato in primo luogo al fatto che gli stranieri sono occupati in prevalenza in settori ad alto rischio come l’Edilizia, la Metallurgia e l’Agricoltura. Ma, nel caso specifico dei lavoratori stranieri, oltre a diffuse situazioni di maggiore precarietà, il rischio è aggravato dalle difficoltà di comunicazione e comprensione sul posto di lavoro.
Il divario a sfavore dei lavoratori stranieri risulta ancora più pesante se si considera il tasso di incidenza degli infortuni mortali, che è pari a 0,06 casi mortali per mille occupati contro un valore di 0,04 per i lavoratori italiani. In pratica il rischio di rimanere vittima di un infortunio mortale per il lavoratore straniero è superiore del 50 per centorispetto a quello del suo collega italiano.
Da queste premesse nasce il progetto Cis (Cultura, integrazione e sicurezza) realizzato dall’Anmil a partire da gennaio 2012. L’iniziativa, presentata oggi, ha per obiettivo quello di di contribuire ad aiutare i lavoratori stranieri, che da poco tempo vivono in Italia, ad integrarsi meglio nella società e nel mercato del lavoro mediante un percorso formativo basato sull’insegnamento della lingua italiana e legato ai concetti base della normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro, con il supporto di un glossario della sicurezza realizzato in cinque lingue.
Nell’arco di 14 mesi è stato realizzato un monitoraggio che ha coinvolto 40 lavorati stranieri, destinatari di un progetto di formazione. Nel periodo di svolgimento dei corsi, sono stati organizzati dei focus group con il supporto di una psicologa per analizzare l’andamento dell’attività di formazione, per valutarne l’efficacia e l’impatto sulla vita dei partecipanti.
Con l’ultima lezione di italiano e di sicurezza sul lavoro e con un test di verifica finale, è stato infine organizzato un workshop di confronto finalizzato a raccogliere osservazioni utili al perfezionamento del percorso di formazione con l’obiettivo di stilare delle buone prassi da replicare in analoghi corsi.
La metodologia studiata dal Progetto Cis è stata successivamente “raccolta” in meno di 70 pagine con esercitazioni elementari e corredata da illustrazioni spiegate in modo facilmente accessibile a soggetti di varie culture e con formazioni diversificate.