Dal 2008 al 2012 in Italia sono aumentati di oltre un milione i disoccupati, mentre altri due milioni sono entrati nell’area della difficoltà occupazionale.
E’ quanto emerge dal rapporto del Cnel sul mercato del lavoro, secondo il quale occorreranno circa sette anni per riportare il tasso di disoccupazione sotto la soglia dell’8 per cento, a patto però che la crescita del Pil sia ogni anno superiore ai due punti percentuali. Un target definito dal Cnel “non eccezionale” e tuttavia forse “non alla portata del nostro sistema”.
“L’evoluzione del mercato italiano – si legge nel rapporto – suggerisce che parte dell’aumento del tasso di disoccupazione sia di carattere strutturale. Vi è il rischio che molti di coloro che sono stati espulsi dal mercato, o non sono neanche riusciti ad entrarvi, restino a lungo fuori dal processo produttivo”.
Dal punto di vista occupazionale il Sud è l’area geografica più penalizzata dalla crisi, “dove nella maggior parte dei casi vi è stato un passaggio dallo stato di inattività alla disoccupazione”.
Particolarmente negativi i dati riguardanti la disoccupazione giovanile, cresciuta di undici punti dal 2007. E tra quelli che sono riusciti a trovare lavoro, aumenta del 6% il numero dei precari. Il risultato è che “un giovane su tre non può guardare al futuro lavorativo con certezza”. Si assiste, sottolinea il Cnel, a un “deterioramento del capitale umano accumulato” in quanto “i giovani che hanno da poco completato gli studi non riescono a mettere a frutto le competenze acquisite durante il percorso scolastico nella fase di inserimento professionale”.