Il Consiglio dei ministri ha approvato un piano urgente per il rilancio dell’occupazione.
Il Jobs Act, varato con un decreto legge, innalza da uno a tre anni la durata massima del primo rapporto di lavoro a tempo determinato, eliminando inoltre il requisito della cosiddetta causalità e fissando il limite massimo del 20% per l’utilizzo dell’istituto. Viene inoltre prevista la possibilità di prorogare anche più volte il contratto a tempo determinato entro il limite dei tre anni, sempre che “sussistano ragioni oggettive e si faccia riferimento alla stessa attività lavorativa”.
Per il contratto di apprendistato si prevede il ricorso alla forma scritta per il solo contratto e patto di prova, e l’eliminazione delle attuali previsioni secondo cui l’assunzione di nuovi apprendisti è necessariamente condizionata alla conferma in servizio di precedenti apprendisti al termine del percorso formativo. È inoltre previsto che la retribuzione dell’apprendista, per la parte riferita alle ore di formazione, sia pari al 35% della retribuzione del livello contrattuale di inquadramento. Per il datore di lavoro viene eliminato l’obbligo di integrare la formazione di tipo professionalizzante e di mestiere con l’offerta formativa pubblica, che diventa un elemento discrezionale.
Un altro pacchetto di norme, approvato dal Consiglio dei ministri, riguarda gli ammortizzatori sociali e il riordino delle forme contrattuali.
Il disegno di legge, recante delega al governo, mira ad introdurre un sistema di garanzia universale per tutti i lavoratori che preveda, in caso di disoccupazione involontaria, tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori.
In particolare, spiega Palazzo Chigi, “verranno individuati meccanismi volti ad assicurare il coinvolgimento attivo del soggetto beneficiario di prestazioni di integrazione salariale, ovvero di misure di sostegno in caso di disoccupazione, al fine di favorirne lo svolgimento di attività in favore della comunità locale di appartenenza”.
Prevista anche l’istituzione di un’Agenzia nazionale per l’impiego per la gestione integrata delle politiche attive e passive del lavoro, partecipata da Stato, Regioni e Province autonome e vigilata dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. All’agenzia sarebbero attribuiti compiti gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e ASpI e vedrebbe il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle linee di indirizzo generali. Si prevedono meccanismi di raccordo tra l’Agenzia e l’Inps, sia a livello centrale che a livello territoriale, così come meccanismi di raccordo tra l’Agenzia e gli enti che, a livello centrale e territoriale, esercitano competenze in materia di incentivi all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità.
Altro nodo affrontato, il riordino delle forme contrattuali
La delega è finalizzata a rafforzare le opportunità di ingresso nel mondo del lavoro da parte di coloro che sono in cerca di occupazione, nonché a riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto produttivo nazionale e internazionale.
A tal fine sono individuati alcun criteri direttivi, tra cui la redazione di un testo organico di disciplina delle tipologie contrattuali dei rapporti di lavoro, e l’introduzione del compenso orario minimo, applicabile a tutti i rapporti di lavoro subordinato.
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