“Tornare alla crescita”. E’ l’appello di Mario Draghi, nella sua ultima relazione da Governatore della Banca d’Italia. Il numero uno dell’istituto di via Nazionale, candidato alla guida della Bce, la Banca centrale europea, chiude le sue Considerazioni finali con le stesse parole che aveva utilizzato nella sua prima relazione, quella del 2006.Dopo cinque anni e mezzo al timone di Bankitalia, Draghi ricorda come il lascito della crisi sia pesante. “Il gruppo delle economie più progredite – ha spiegato – con l’eccezione della Germania, stenta a ritrovare i ritmi di sviluppo precedenti, la ripresa rimane troppo debole per riassorbire la disoccupazione. Nei paesi emergenti, con tassi di crescita anche vicini al 10 per cento, iniziano amanifestarsi segnali di inflazione; in alcuni di essi gli afflussi di capitale hanno raggiunto i cospicui volumi del periodo pre-crisi. Le politiche economiche energicamente impiegate nei paesi avanzati per contrastare gli effetti più dirompenti della crisi hanno esaurito i margini di azione. Il debito pubblico complessivo di questi paesi, pari al 73 per cento del Pil nel 2007, supererà quest’anno il 100 per cento”. Passi importanti sono già stati fatti, ha aggiunto, grazie a una cooperazione internazionale che non ha precedenti, le misure introdotte renderanno il sistema finanziario molto più solido. “La risposta alla crisi del debito sta innanzitutto nelle politiche nazionali, nella piena attuazione dei piani correttivi concordati. Alla solidarietà tra i paesi membri dell’Unione devono corrisponderesenso di responsabilità e rispetto delle regole. Il sostegno finanziario da parte dei governi dell’area dell’euro serve ai paesi per procedere alle correzioni al riparo dalla volatilità dei mercati. La strada del risanamento è percorribile. Spetta alle autorità governative accelerare il consolidamento delle finanze pubbliche e attuare riforme strutturali che innalzino il potenziale di crescita delle economie. Spetta agli intermediari proseguire con decisione sulla strada del risanamento dei bilanci e del rafforzamento patrimoniale”.
Per quanto riguarda l’economia italiana, Draghi sottolinea come il disavanzo pubblico, prossimo quest’anno al 4 per cento del Pil, sia inferiore a quello medio dell’area dell’euro e che nelle previsioni ufficiali scenderà al di sotto del 3 per cento nel 2012. “Il debito è tuttavia vicino al 120 per cento del prodotto – sottolinea – Senza sacrificare la spesa in conto capitale oltre quanto già previsto nello scenario tendenziale e senza aumentare le entrate, la spesa primaria corrente dovrà però ancora contrarsi, di oltre il 5 per cento in termini reali nel triennio 2012-14, tornando, in rapporto al PIL, sul livello dell’inizio dello scorso decennio.Occorre un’accorta articolazione della manovra, basata su un esame di fondo del bilancio degli enti pubblici, voce per voce, commisurando gli stanziamenti agli obiettivi di oggi, indipendentemente dalla spesa del passato; affinando gli indicatori di efficienza dei diversi centri di servizio pubblico (uffici, scuole, ospedali, tribunali) al fine di conseguire miglioramenti capillari nell’organizzazionee nel funzionamento delle strutture; proseguendo negli sforzi già avviati per rendere più efficienti le amministrazioni pubbliche; impiegando una parte dei risparmi così ottenuti in investimenti infrastrutturali. Andrebbero inoltre ridotte in misura significativa le aliquote, elevate, suiredditi dei lavoratori e delle imprese, compensando il minor gettito con ulteriori recuperi di evasione fiscale, in aggiunta a quelli, veramente apprezzabili, che l’amministrazione fiscale ha recentemente conseguito”.Il Governatore auspica una manovra tempestiva, strutturale, credibile agli occhi degli investitoriinternazionali, orientata a favore della crescita, potrebbe, anche mediante una significativa riduzione dei premi al rischio che gravano sui tassi d’interesse italiani, sostanzialmente limitare gli effetti negativi sul quadro macroeconomico.”Se la produttività ristagna, la nostra economia non può crescere. Il sistema produttivo perde competitività. Si aprono disavanzi crescenti nella bilancia dei pagamenti correnti. Si inaridisce l’afflusso di investimenti diretti: nel decennio sono entrati in Italia capitali per investimenti diretti pari all’11 per cento del Pil, contro il 27 in Francia”. per Draghi va infine affrontato alla radice il problema di efficienza della giustizia civile, con ladurata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i mille giorni e colloca l’Italia al 157esimo posto su 183 paesi nelle graduatorie stilate dalla Banca Mondiale e occorre proseguire nella riforma del nostro sistema di istruzione, già in parte avviata, con l’obiettivo di innalzare i livelli di apprendimento, che sono tra i più bassi nel mondo occidentale anche a parità di spesa per studente.Per Draghi un altro fattore cruciale della debolezza del sistema è la scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro.