“Ci troviamo nel tempo di mezzo sotto diversi aspetti. Innanzitutto, ci troviamo ad affrontare la recessione e dobbiamo capire come uscirne. Le imprese producono per vendere, il che presuppone una adeguata domanda di beni. Volendo sostenere quest’ultima, cosa accadrebbe? Se le imprese non sono competitive, l’aumento della domanda stimola l’importazione dagli altri Paesi e, in questo modo, si finisce col sostenere la domanda relativa alle imprese estere”.
Lo ha dichiarato Antonio Marzano, presidente del Cnel, nel corso dell’intervento al SorrentoMeeting 2013, l’evento economico promosso dall’Obi che si è svolto a Sorrento.
“L’economia nazionale va sostenuta promuovendo un recupero di competitività da parte delle imprese italiane. In secondo luogo, lo sviluppo porta con sé un aumento dei posti di lavoro – ha aggiunto Marzano – Tuttavia, se l’offerta di lavoro da parte dei giovani non corrisponde alle esigenze delle imprese sotto il profilo qualitativo, non si va da nessuna parte. Perciò bisogna rivisitare la formazione dei giovani, che devono acquisire competenze utili per le imprese attive sul mercato”. Infine, ha spiegato Marzano, per riequilibrare la finanza pubblica, occorre far aumentare il pil: “è impensabile risanare l’economia nazionale con un pil in caduta”.
Per il presidente del Cnel, l’espressione “tempo di mezzo” assume anche un altro significato.
“L’Europa di oggi conta milioni di disoccupati? Era questo il progetto di Adenauer, De Gasperi e degli altri padri costituenti? Certamente no – ha proseguito – Questa è un’Europa caratterizzata da un perenne contrasto sociale legato al numero esorbitante di giovani disoccupati. Dobbiamo ammettere che il disegno europeo non funziona e capire come porvi rimedio. Voglio sottolineare un aspetto per tutti: per mettere insieme Paesi assai diversi tra loro, si ergono steccati introducendo regolamentazioni eccessive. Spesso, la Commissione europea interviene su questioni assolutamente marginali”.
“Infine, dobbiamo capire che il disegno di integrazione economica euro-mediterranea, promosso a Barcellona nel 1995, non ha funzionato – ha aggiunto Marzano – Le economie mediterranee non sono integrate. Eppure questa è la strada da battere con convinzione. In particolare, il Sud dell’Italia gode di una posizione che lo proietta naturalmente verso i Paesi del Nord Africa. Questa è una opportunità di sviluppo da cogliere al volo. Il Sud deve essere al centro di una piattaforma mediterranea che punti sulla logistica, sulla rete portuale, sulle infrastrutture idriche, sulle biologie alimentari, sulla produzione e sulla distribuzione dell’energia e, naturalmente, sul turismo. È su questi settori che bisogna concentrare risorse ed energie. Solo così il Sud può svilupparsi e tornare ad essere occasione di crescita per tutto il Paese”.