Il tasso di disoccupazione in Italia è ormai “a doppia cifra”, e per ora non ci sono segni di «inversione» imminente della tendenza all’aumento. Lo scrive l’Ocse nel suo annuale rapporto ‘”Going for growth”.
“Diversi anni di consolidamento fiscale – scrive l’organizzazione – aggiustamenti nei bilanci del settore privato, bassa fiducia e disponibilità di credito ridotta hanno lasciato l’Italia con un tasso di disoccupazione a due cifre e nessun segno di un’inversione rapida e autosufficiente”.
A preoccupare l’Ocse è in particolare la disoccupazione di lunga durata (un anno o più), che con la crisi è inesorabilmente aumentata: nel 2011 riguardava già oltre la metà dei senza lavoro italiani, il 51,9%, e nel 2012 ha toccato quota 53%.
L’Italia, si legge ancora nel documento, ha inoltre fatto qualche passo avanti su riforme strutturali e liberalizzazioni, ad esempio sugli orari dei negozi. Ma servono ancora sforzi ulteriori. Lo scrive l’Ocse. In particolare, per Italia, Grecia e Spagna rimane valida la raccomandazione di liberalizzare le professioni chiuse.
Nel suo rapporto l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico chiede anche di riformare la contrattazione collettiva affinchè la negoziazione salariale sia più reattiva rispetto alle condizioni del mercato del lavoro.
L’Ocse ricorda inoltre la priorità di ribilanciare la protezione dai posti di lavoro ai lavoratori alleggerendo la protezione dei lavoratori per alcuni tipi di contratto e aumentando la rete di protezione sociale. E riconosce all’Italia alcune riforme del mercato del lavoro, in particolare il ricorso obbligatorio alla conciliazione e l’introduzione graduale di una assistenza universale alla disoccupazione come previste dalla riforma Fornero e con l’introduzione dell’Aspi. L’organizzazione parigina ritiene, in particolare, che una parte difficile della riforma sarà combinare con efficienza tutti gli elementi di supporto e attivazione: in particolare il training e le agenzie di collocamento, previste a livello regionale, con la fornitura dei sussidi che avvengono invece a livello nazionale. Per ridurre i loro ritardi nella formazione, inoltre, Italia e Portogallo dovrebbero secondo l’Ocse riformare l’educazione professionale.
13