Nonostante la crisi in atto, il 38 per cento delle medie imprese industriali italiane prevede nel 2012 un aumento del fatturato mentre il 32,6 per cento è confidente in un aumento della produzione.
E’ quanto emerge da un’indagine realizzata da Unioncamere e Mediobanche tra le pmi italiane con un numero di dipendenti tra 50 e 499 e fatturato tra i 15 e i 330 milioni di euro.
Il rapporto certifica la propensione all’export delle medie imprese è rimasta elevata, tanto che la quota di aziende esportatrici rimane superiore al 90%, con un’incidenza delle vendite all’estero pari al 44 per cento del totale. Per l’anno in corso si conferma l’apporto determinante che le vendite all’estero potranno fornire ai risultati aziendali (gli ordinativi esteri saranno in crescita per il 39,8 per cento delle imprese), mentre l’andamento del mercato interno sarà più debole (solo il 15,9 per centosi attende un rialzo rispetto al 2011, contro il 32 per cento di quelle che ne prevedono una flessione).
Nel 2011 gli investimenti delle medie imprese si sono concentrati nei macchinari (72,7 per cento), nelle apparecchiature informatiche (69,2 per cento) e nei software e servizi informatici (68,4 per cento).
La domanda di credito resta sostenuta nel futuro immediato. Il 51 per cento delle medie imprese intende richiedere finanziamenti bancari nel primo semestre di quest’anno, non solo in risposta all’esigenza di gestire le attività ordinarie (nel 43 per cento circa dei casi) ma anche per realizzare nuovi investimenti (34,2 per cento) o implementare quelli già avviati (11,2 per cento). E’, tuttavia, in crescita la percezione di difficoltà nell’accesso al credito: la segnala il 72 per cento di quanti intendono farvi ricorso, contro il 45 per cento di tutte quelle che nell’ultimo semestre del 2011 si sono rivolte alle banche.
Sul fronte occupazionale, un nucleo rilevante di medie imprese (circa un quarto) segnala un ampliamento della forza lavoro tra la fine del 2010 e la fine del 2012. Ancora superiore sarà poi quest’anno l’allargamento della base occupazionale all’estero da parte di quelle medie imprese che hanno stabilimenti produttivi al di fuori dei confini nazionali (l’aumento avverrà in 38 casi su 100). Non subisce modifiche sostanziali il ricorso ad ammortizzatori sociali (nel 2012 verranno usati dal 35 per cento delle imprese, contro il 37 per cento nel 2011). Il 17 per cento circa delle aziende adotterà comunque strumenti alternativi per salvaguardare l’occupazione: contratti di solidarietà, modifiche all’orario di lavoro e riqualificazione del personale.