Nel biennio 2009-2010 gli occupati sono scesi di 532 mila unità, di cui più della metà nel Mezzogiorno. Lo certifica l’Istat nel rapporto 2010 sulla situazione del Paese. La flessione riguarda anche il Nord (-1,9 per cento, pari a -228 mila unità) mentre le regioni centrali rimangono sostanzialmente indenni dalle ricadute della crisi. Circa i tre quarti della caduta dell’occupazione hanno riguardato l’industria in senso stretto (-404 mila unità nel 2009-2010), nonostante l’ampio utilizzo della cassa integrazione guadagni. Il calo dell’occupazione del 2010 si è concentrato nell’occupazione permanente a tempo pieno (-1,7 per cento, pari a -297 mila unità), a differenza di quanto accaduto nel 2009, quando aveva interessato tutte le figure lavorative. Più in particolare, i dipendenti permanenti a tempo pieno sono scesi a 12,8 milioni (-2,2 per cento).
La diminuzione ha colpito tutte le classi di età (-9,8 per cento i giovani di 15-29 anni, -2,2 per cento gli individui tra 30 e 49 anni), tranne gli ultracinquantenni. Dopo il forte calo del 2009, il lavoro autonomo standard (ovvero gli occupati indipendenti a tempo pieno, esclusi i collaboratori) ha subito una lieve flessione di 11 mila unità (-0,2 per cento). A scendere sono stati in particolare i lavoratori autonomi con dipendenti (-32 mila unità), soprattutto nel commercio e nella ristorazione, mentre sono aumentati quelli senza personale alle dipendenze (+22 mila unità). Il lavoro atipico (dipendenti a termine e collaboratori) è tornato a crescere moderatamente (+1,3 per cento, pari a 34 mila unità), soprattutto nell’ultimo trimestre del 2010, quando si è avuto un aumento di 101 mila unità (+3,9 per cento) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Prosegue nel 2010 la flessione degli occupati 18-29enni (-182 mila unità) dopo la caduta particolarmente significativa del 2009 (-300 mila unità). In termini relativi, il calo dell’occupazione giovanile (-8,0 e -5,3 per cento, rispettivamente nel 2009 e nel 2010) è stato circa cinque volte più elevato di quello complessivo. Nel 2010, è occupato circa un giovane ogni due nel Nord, meno di tre ogni dieci nel Mezzogiorno. Più nel dettaglio il tasso di occupazione degli uomini 18-29enni è al 59,2 per cento al Nord e al 35,7 nel Mezzogiorno, con il minimo del 30 per cento in Campania e Calabria; quello delle giovani donne è al 47,2 per cento al Nord e al 21,9 nel Mezzogiorno, mentre in Campania e Calabria si colloca intorno al 17 per cento. Tra i giovani che vivono ancora nella famiglia di origine, il 58 per cento della flessione occupazionale ha riguardato quelli con almeno un genitore occupato. Nel restante 42 per cento dei casi il calo è avvenuto soprattutto quando almeno un genitore percepiva una pensione di anzianità o vecchiaia. Ogni 100 giovani atipici nel 2009, circa 16 erano occupati stabilmente dopo un anno (erano 26 tra il 2007 e il 2008). Il 60,1 per cento dei giovani a distanza di un anno ha ancora un contratto a tempo determinato o un rapporto di collaborazione. Nel 2010 circa un milione di giovani aveva un lavoro temporaneo.