Si attesta al 46,9 per cento la quota del valore aggiunto dell’economia italiana che può essere considerata di qualità. La stima è di Unioncamere e Symbola, che hanno presentato oggi a Roma il rapporto 2010 sul Prodotto interno di qualità, l’indicatore economico ideato per provare a dare una misura economica a un valore apparentemente intangibile come la qualità.
Il Rapporto Piq 2010, realizzato in partnership con Eni, e la collaborazione tecnica dell’Istituto Tagliacarne, risulta elevato e pari, in termini assoluti, a un valore di 441.869 milioni di euro.
Dall’analisi della ricerca emerge una convergenza di sistema verso livelli di qualità sempre più elevati: attività industriali di rilievo come la chimica, la meccanica, l’elettronica e i mezzi di trasporto si distinguono con presenze di prodotto di qualità molto significative ma comunque non distanti da quanto rilevato per quelle attività del Made in Italy (dall’alimentare alla moda e all’arredamento) a più forte presenza di piccole imprese e più aperte ai mercati internazionali.
“Per superare la crisi in Italia come in Europa occorre dare vigore a quella vitalità culturale che l’ingresso di nuove energie può garantire – ha dichiarato segretario generale di Unioncamere, Claudio Gagliardi – Occorre sostenere un nuovo modello di sviluppo centrato sulla economia della qualità, che ha i suoi punti di forza nei valori dell’ambiente, della sostenibilità sociale e della cultura produttiva del territorio. La misurazione del Piq dà conto dell’impegno degli imprenditori italiani nel combinare economia e etica, valore del prodotto e del processo, legalità e rispetto dei saperi territoriali. Una sfida alla nostra portata, come dimostrano le imprese che, seguendo questi percorsi, contribuiscono a generare quel Piq che rappresenta una larga fetta della nostra economia”.