“Comunico di voler essere l’ultimo premier a chiedere a questa Aula la fiducia”. E’ una delle tante battute di Matteo Renzi, nel suo intervento al Senato per chiedere la fiducia al suo governo.
Settanta minuti di discorso, in cui l’ex sindaco di Firenze ha delineato le proprietà del nuovo esecutivo. A partire da scuola, imprese, giustizia, e riforme. Un fitto calendario di provvedimenti, da attuare entro luglio, per poi affrontare con grinta il semestre italiano di presidenza dell’Unione europea.
“Chiediamo fiducia a questo Senato perché pensiamo che l’Italia abbia la necessità di recuperare fiducia per uscire dalla crisi, è arrugginita, impantanata da una burocrazia asfissiante – ha detto – L’idea che le norme succedute negli anni non hanno prodotto il risultato auspicato è sotto occhi di tutti. O si ha il coraggio di scelte radicali o perderemo il rapporto con chi da casa continua a pensare alla politica”.
Renzi ha ribadito la volontà di concludere la legislature nel 2018. “Una scadenza che ha un senso se si avverte la consapevolezza dell’urgenza di misure per il cambiamento”.
Tra i temi centrali del suo intervento, le politiche per l’occupazione.
“Quelli sulla disoccupazione non sono solo numerini, ma indici di una situazione impietosa e devastante che richiede un cambio radicale della politiche economiche e provvedimenti concreti – ha affermato Renzi – Temi che con Padoan abbiamo discusso e approfondiremo nelle prossime settimane”.
Ben quattordici gli applausi a Renzi, ma nessuno dall’intera Aula. E in quello finale si è registrato la scelta dei senatori del Ncd di restare seduti.
A questo indirizzo il testo dell’intero discorso di Matteo Renzi: link.
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