Eric Hobsbawm, lo storico britannico diventato celebre con il suo Age of the Extremes è scomparso al Royal Free Hospital di Londra all’età di 95 anni in seguito a una polmonite. Gigante della corrente storiografica marxista, era nato ad Alessandria di Egitto nel 1917 da padre britannico – a sua volta figlio di un ebreo polacco emigrato nel Regno Unito nel 1870 – e da madre austriaca, Hobsbawm è cresciuto a Vienna (fino alla morte dei genitori) e quindi a Berlino sotto l’ala protettrice dello zio Sidney, che nel 1933 viene trasferito a Londra dall’azienda per cui lavora.
“Ogni storico – disse nel 1993 durante una conferenza – usa la sua vita come sonda per scandagliare il mondo. Nel mio caso si tratta di un’infanzia viennese e gli anni berlinesi che videro l’ascesa di Hitler, che determinarono le mie posizioni politiche e il mio interesse per la storia, e il periodo inglese, specialmente quello di Cambridge negli anni Trenta”.
Intellettuale a tutto tondo grande amante del jazz (ne scrisse sul New Statesman come critico e pubblicò l’opera ‘The Jazz Scenè sotto pseudonimo), la sua carriera di «divulgatore d’alto bordo» – come ebbe lui stesso a dire – inizia nel 1959 col saggio “Primitive Rebels”.
L’affermazione internazionale arriva relativamente tardi. Nei primi anni Novanta Hobsbawm venne soprannominato il «guru» del leader laburista Neil Kinnock – il partito secondo lo storico doveva riconoscere i cambiamenti sociali e mantenersi al passo coi tempi – e per questo viene visto come l’ispiratore del New Labour. Questo però non gli impedì di criticare aspramente Tony Blair – che insieme a Gordon Brown ha definito «una Thatcher coi pantaloni» – per la guerra in Iraq a la guerra al Terrore. Resta il fatto che per la sinistra britannica Hobsbawm è sempre stato un punto di riferimento. «È stato uno storico straordinario, un uomo appassionato di politica e un grande amico della mia famiglia – ha detto oggi Ed Miliband -. Ha portato la storia nella vita delle persone». Un tributo personale è venuto anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: una figura «esemplare» che ha lasciato «una durevole impronta nella formazione di diverse generazioni». Marxista convinto (benchè non comunista dogmatico), Hobsbawm ha scritto a 94 anni un’appassionata difesa dell’amata dottrina – ‘Come Cambiare il Mondò – e il perchè della sua attuale rilevanza nell’epoca del crollo della filosofia neoliberista. «L’ingiustizia sociale deve ancora essere combattuta e denunciata – ha spiegato lo storico -. Il mondo non diventerà un posto migliore di sua spontanea volontà». Ampia la sua fortuna editoriale anche in Italia: Il secolo breve, pubblicato come altri 10 titoli da Rizzoli, ha venduto quasi 200 mila copie. Nel 2003 aveva vinto il Premio Balzan per “La storia europea dal 1900”.