La posposta dell’assessore alla Scuola del Comune di Bologna, Marilena Pillati, di aggiornare i moduli scolastici con il termine generico “genitore”, in sostituzione delle parole “madre” e “padre”, ha provocato le proteste di Lega Nord e Udc.
Avanzata per evitare discriminazioni ai bambini di famiglie con un solo genitore o con genitori omosessuali, l’idea dell’esponente di Sel ha provocato non poche reazioni.
“L’amministrazione ha svenduto l’identità di mamma e papà agli equilibri di maggioranza – ha dichiarato il capogruppo leghista Manes Bernardini – Una follia degna di un’amministrazione avvitata su questioni lessicali e lontana dalle esigenze reali. Questa linea di progressivo annientamento della famiglia è preoccupante”.
Per Silvia Noè, consigliera regionale Udc “non si tratta semplicemente di uniformare una modulistica,la posta in gioco è molto più alta.
“Mi appello nuovamente all’amministrazione comunale sempre attenta e sensibile alla tutela delle diversità – ha detto – affinchè non commetta quella che rappresenterebbe la più grande discriminazione di tutti i tempi: quella dei diritti dei bambini”.
Pronta la replica dell’Arcigay.
“Il linguaggio delle istituzioni – replica in una nota l’associazione – deve porsi continuamente l’obiettivo di parlare al plurale, di includere. Si tratta di un atto di grande buonsenso e di buona politica. Ora altri sindaci facciano un passo avanti”.