Ripartire dagli investimenti in infrastrutture per sostenere la crescita economica. E’ la ricetta del Censis, contenuta nella ricerca “Tornare a desiderare le infrastrutture. Trasformazione del territorio e consenso sociale”.
Dai dati raccolti dal Centro Studi, emerge che tra il 1990 e il 2010 in Italia gli investimenti in opere pubbliche sono diminuiti fino agli attuali 29 miliardi di euro, con una contrazione in termini reali del 35 per cento, a fronte di un aumento del Pil nello stesso periodo del 21,9 per cento. Al declino degli investimenti è corrisposto un divario crescente con il resto d’Europa. La rete autostradale è cresciuta di appena il 7 per cento in Italia, mentre lo sviluppo è stato molto più intenso per Regno Unito (11,9 per cento), Germania (16,5 per cento), Francia (61,8 per cento) e Spagna (171,6 per cento).
Vent’anni fa l’Italia era al secondo posto in Europa per le ferrovie veloci, dopo la Francia, mentre ora è all’ultimo posto fra i grandi Paesi.
Alla carenza di adeguate infrastrutture aeroportuali, inoltre, può essere attribuito anche il divario esistente nell’ambito del trasporto aereo. Il pur accresciuto numero di passeggeri trasportati in Italia, oggi pari a 183 ogni 100 abitanti, è inferiore al dato della Francia (194 passeggerei per 100 residenti), della Germania (207), del Regno Unito (310) e della Spagna (334). L’Italia è anche il Paese con meno aeromobili in servizio: 273 rispetto ai 337 della Spagna, i 441 della Francia, e i 670 della Germania.
Italiani diffidenti, ma con la crisi qualcosa sta cambiando.
Secondo un’indagine Censis-Rur, il 58 per cento degli italiani è convinto che per tornare a crescere è indispensabile realizzare nuove infrastrutture. Il 42 per cento ritiene al contrario che è bene salvaguardare il territorio cercando di non realizzare nuovi interventi, in particolare nel Nord-Est (47,5per cento) e nel Centro Italia (46,5 per cento). Tuttavia, negli anni più recenti, la notevole quota di italiani diffidenti verso gli interventi infrastrutturali sembra rendersi conto che il non agire può provocare un abbassamento della qualità della vita. Dalla recentissima indagine del Censis sull’Italia al 2020 emerge una diffusa consapevolezza delle conseguenze che la mancanza di reti potrà provocare in futuro. Ad esempio, nel campo dei trasporti, il 61 per cento dei cittadini prevede che, se si continua così, fra 5-10 anni l’Italia sarà un Paese più congestionato, con una mobilità sempre più lenta e con difficoltà di spostamento. Per questo il 59 per cento prevede di usare meno l’auto e il 68 per cenrto pensa di ricorrere di più in futuro al trasporto pubblico. L’elevato costo del carburante può essere considerato un ulteriore elemento che spinge verso questo nuovo atteggiamento, tanto che le percentuali più alte si rilevano nel Mezzogiorno, dove il 71 per cento dei residenti chiede più trasporto pubblico.