In tutto il mondo 150 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni sono coinvolti nel lavoro minorile. Dei 115 milioni di bambini di età compresa tra i 5 e i 17 anni impiegati nelle forme peggiori di lavoro minorile, come quelle che prevedono carichi pesanti, contatto con sostanze chimiche e un orario di lavoro prolungato, il 60% risulta impiegato nell’agricoltura, il 7% nell’industria e il 26% nei servizi. Nell’Africa subsahariana più di un terzo dei bambini lavora.
La denuncia è dell’Unicef, che ha diffuso i dati in occasione della Giornata contro il lavoro minore che si celebra oggi.
“Il lavoro minorile è sia causa che conseguenza della povertà e del disagio sociale – ha dichiarato Giacomo Guerrera, presidente dell’Unice Italia – Nei paesi in via di sviluppo, molti bambini sono costretti a lavorare perché sono orfani o separati dalle famiglie, o perché devono sostenere il reddito familiare. La crisi finanziaria globale ha ulteriormente spinto i minori ad avviarsi precocemente al lavoro, specie verso le forme di lavoro più pericolose. E per le bambine la situazione è ancora più pesante – ha spiegato Guerra -, perché oltre a lavorare, esse devono occuparsi dei lavori domestici e della cura dei fratellini più piccoli, rinunciando alla scuola”.