La crisi rende più prudenti imprenditori e consumatori. E così, nel 2010, sono diminuiti sia i protesti che le promesse di pagamento non orate, il cui valore è sceso a 3,8 miliardi di euro dai 4,5 miliari di euro del 2009.
Nel complesso, secondo quanto emerge da un’indagine di Infocamere, realizzata per Unioncamere, i protesti sono stati il 7,2 per cento in meno, per un valore monetario inferiore del 14,7 per cento rispetto al 2009.
La flessione ha riguardato tutte le tipologie di “pagherò”: dagli assegni alle cambiali alle tratte. In particolare, gli assegni sono diminuiti del 16,5 per cento nel numero e di quasi il 22 per cento nell’importo. Indicatori tutti con il segno meno anche per le cambiali a vuoto che hanno visto ridursi il loro numero del 2,6 per cento e il valore medio del 3,5 per cento, con il risultato che le promesse di pagamento rimaste sulla carta sono state il 5,9 per cento in meno rispetto al 2009, per un controvalore totale di poco superiore agli 1,85 miliardi di euro contro i quasi 2 miliardi dello scorso anno.
Infine, in diminuzione anche le tratte, strumento di pagamento residuale ma ancora in uso nel mondo degli affari: il numero di quelle non incassate nei dodici mesi del 2010 è diminuito del 15,7 per cento, così come il loro valore totale sceso del 3,5 per cento, mentre è aumentato del 14 per cento il loro importo medio.
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