Approvato dalla Camera dei deputati il disegno di legge di riforma delle università italiane. Il testo, che ora sarà sottoposto al vaglio del Senato, contiene norme che mirano ad aumentare l’autonomia finanziaria e didattica degli atenei.
Tra i punti salienti della riforma, nuove regole per il reclutamento del personale e della governance delle università: i rettori potranno restare in carica per un solo mandato, della durata massima di sei anni, e sarà proibita la partecipazione ai concorsi ai candidati con parentele fino al quarto grado con professori che già lavorano nell’ateneo. Il ddl introduce una distinzione tra le funzioni del Senato accademico e il consiglio di amministrazione: al Senato spetterà il compito di avanzare proposte di carattere scientifico, ma sarà il Cda a deliberare su assunzioni e spese. Per risparmiare sui costi di gestione le università potranno avere al massimo 12 facoltà e gli atenei potranno fondersi tra loro o aggregarsi su base federativa. Previsti anche interventi volti a favorire la formazione e l’accesso dei giovani studiosi alla carriera accademica e l’introduzione dell’abilitazione nazionale come condizione per l’accesso all’associazione e all’ordinariato.
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