Gli insegnanti non possono rispondere con “metodi prepotenti” al bullismo degli allievi perchè, così facendo, “finiscono per rafforzare il convincimento che i rapporti relazionali sono decisi dai rapporti di forza o di potere”. Con la sentenza numero 34492, la Corte di Cassazione ha confermando la condanna a 15 giorni di reclusione nei confronti di una professoressa di una scuola media di Palermo che, per punire uno studente di 11 anni, gli aveva fatto scrivere per cento volte sul quaderno la frase “sono un deficiente”.
“Non può ritenersi lecito l’uso della violenza, fisica o psichica, distortamente finalizzata a scopi ritenuti educativi – afferma la Cassazione – e ciò sia per il primato attribuito alla dignità della persona del minore, ormai soggetto titolare di diritti e non più, come in passato, semplice oggetto di protezione (se non addirittura di disposizione) da parte degli adulti”.
I giudici, però, hanno concesso alla docente uno sconto di pena – rispetto alla condanna d’appello pari a 30 giorni di reclusione – eliminando l’aggravante di avere provocato nell’adolescente un “disturbo del comportamento”.