Con quasi 1,3 milioni di tonnellate prodotte, per un fatturato di circa 12 miliardi di euro e 248 prodotti iscritti nel registro Ue, di cui 154 Dop, 92 Igp, 2 Stg, l’Italia conquista il ruolo leader mondiale del comparto per numero di produzioni agroalimentari di qualità certificata. E’ il quadro che emerge dal decimo Rapporto sulle produzioni agroalimentari italiane, realizzato per il ministero delle Politiche agricole dalla Fondazione Qualivita e da Ismea, in collaborazione con Aicig e Università Sapienza di Roma, presentato stamane. Sono 9 i prodotti italiani che hanno ottenuto la registrazione nel 2012: la carne fresca Cinta Senese DOP, i formaggi Squacquerone di Romagna DOP e Nostrano Valtrompia DOP; l’olio extravergine di oliva Vulture DOP; gli ortofrutticoli Ciliegia di Vignola IGP, Uva di Puglia IGP, Susina di Dro DOP e Limone di Rocca Imperiale IGP, infine il Sale Marino di Trapani IGP. Nel corso del 2012 l’Italia ha ottenuto inoltre l’approvazione in sede europea delle modifiche richieste per 5 dei suoi prodotti: Abbacchio Romano IGP, Coppia Ferrarese IGP, Provolone Valpadana DOP, Patata di Bologna DOP e Dauno DOP (olio extravergine di oliva). Il comparto delle DOP e IGP sta continuando la sua ascesa, anche se a tassi meno importanti degli anni passati. La produzione certificata si è mantenuta pressoché costante nel 2011 (+0,2%), dopo i diffusi aumenti registratisi nel quinquennio precedente, con le sole parziali eccezioni del biennio 2008 e 2009.
Passando ad analizzare i valori di mercato del comparto delle DOP e IGP, si stima nel 2011 un giro d’affari potenziale di 6,5 miliardi di euro alla produzione mentre, per quanto riguarda il valore al consumo, il moltiplicatore commerciale conduce a una valorizzazione potenziale che si assesta su un ammontare di 11,8 miliardi di euro, di cui 8,5 sul mercato nazionale. Osservando il fatturato alla produzione complessivo, generato dai singoli prodotti, si continua a rilevare una forte concentrazione su poche denominazioni. Nel 2011 le prime dieci DOP e IGP assommavano quasi l’84% del fatturato complessivo del comparto, una percentuale che però si è assottigliata di circa tre punti rispetto al 2004. Il comparto delle DOP e IGP rimane quindi ancora molto concentrato, ma bisogna sottolineare l’ascesa di nuove promettenti denominazioni, che si stanno facendo spazio nell’ambito anche dei prodotti più importanti, come l’Aceto Balsamico di Modena IGP.
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