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Nel 2011 sono 22.967.000 gli occupati, in aumento – dopo due anni di discesa – di 95.000 unità rispetto all’anno precedente. Il risultato complessivo è la sintesi di una riduzione della componente italiana, controbilanciata dall’aumento di quella straniera (+170.000 unità). La quota di lavoratori stranieri sul totale degli occupati raggiunge il 9,8% (9,1% nel 2010). Il dato è contenuto nell’Annuario statistico italiano dell’Istat.
Nel 2011 sono 22.967.000 gli occupati, in aumento – dopo due anni di discesa – di 95.000 unità rispetto all’anno precedente. Il risultato complessivo è la sintesi di una riduzione della componente italiana, controbilanciata dall’aumento di quella straniera (+170.000 unità). La quota di lavoratori stranieri sul totale degli occupati raggiunge il 9,8% (9,1% nel 2010). Il dato è contenuto nell’Annuario statistico italiano dell’Istat.Gli occupati crescono sia nella classe di età centrale, fra i 35 e i 54 anni (+143.000 unità), sia soprattutto fra gli over55 (+151.000 unità). L’aumento dell’occupazione nelle classi di età più adulte può essere ricondotta ai requisiti sempre più stringenti per accedere alla pensione, che spostano in avanti il momento di uscita dal mercato del lavoro.
Considerando la posizione professionale, la crescita degli occupati riguarda esclusivamente i lavoratori dipendenti (+130.000 unità), mentre gli indipendenti tornano a ridursi (-0,6%, pari a -36.000 unità) dopo il leggero incremento osservato nel 2010.
A livello di settore di attività economica, l’agricoltura registra una nuova flessione (-1,9%, pari a 16.000 unità in meno), mentre l’industria in senso stretto segna, dopo tre anni di calo, un moderato recupero (+1,4% pari a +63.000 unità). Prosegue a ritmi più sostenuti il calo nelle costruzioni (-5,3% pari a -102.000 unità) mentre nei servizi l’occupazione torna a crescere (+1%, pari a 151.000 unità in più), dopo la sostanziale stabilità del 2010.
Il tasso di occupazione è al 56,9%, valore che si mantiene ampiamente al di sotto della media Ue (64,3%); quello maschile si attesta al 67,5%, mentre il tasso riferito alle donne si posiziona al 46,5%. Rimangono ampi i divari territoriali, con il tasso di occupazione che al Nord è oltre venti punti più elevato di quello dell’area meridionale.
Dopo tre anni di incremento, nel 2011 il numero delle persone in cerca di occupazione è rimasto sostanzialmente invariato rispetto a un anno prima; pressoché stabili sono stati anche i tassi di disoccupazione (all’8,4%) e di inattività (al 37,8%, un decimo di punto in meno rispetto al 2010).