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“Il Presidente della Repubblica deve poter contare sulla riservatezza assoluta delle proprie comunicazioni, non in rapporto ad una specifica funzione, ma per l’efficace esercizio di tutte”. Lo scrive la Corte Costituzionale nella sentenza depositata oggi sul conflitto di attribuzione tra Giorgio Napolitano e la Procura di Palermo.
“Il Presidente della Repubblica deve poter contare sulla riservatezza assoluta delle proprie comunicazioni, non in rapporto ad una specifica funzione, ma per l’efficace esercizio di tutte”. Lo scrive la Corte Costituzionale nella sentenza depositata oggi sul conflitto di attribuzione tra Giorgio Napolitano e la Procura di Palermo.Secondo i giudici della Consulta, la non utilizzabilità delle intercettazioni del Capo dello Stato “può connettersi anche a ragioni di ordine sostanziale, espressive di un’esigenza di tutela rafforzata di determinati colloqui in funzione di salvaguardia di valori e diritti di rilievo costituzionale”.
Il 4 dicembre scorso la Consulta aveva stabilito la distruzione delle intercettazioni telefoniche riguardanti il capo dello Stato.