Reddito di cittadinanza, riforma del Patto di stabilità e aumento della tassazione sui consumi con aumento dell’Iva e patrimoniale in cambio dell’abolizione dell’Irap sulle imprese manifatturiere. Interventi specifici di politica industriale contro la desertificazione. Riqualificazione urbana, logistica, sfruttamento di energie rinnovabili. Rinnovamento delle classi dirigenti e governance multilivello. Sono le ricette alla base del Documento-Agenda per il Sud, indirizzato alle forze politiche e parlamentari in vista delle elezioni redatto e sottoscritto da 21 istituti meridionalisti (Animi, Associazione per studi e ricerche Manlio Rossi-Doria, Associazione Premio Internazionale Guido Dorso, Censis, Centro Studi e Ricerche Guido Dorso, Fondazione Centro Ricerche Economiche Angelo Curella, Fondazione con il Sud, Fondazione Francesco Saverio Nitti, Fondazione Giustino Fortunato, Fondazione Mezzogiorno Europa, Fondazione Res, Fondazione Sicilia, Fondazione Sudd, Fondazione Ugo la Malfa, Fondazione Valenzi, Formez, Istituto Banco di Napoli-Fondazione, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Ipres (Istituto Pugliese di Ricerche economiche e sociali), Obi (Osservatorio Banche- Imprese di economia e finanza) e Svimez. Un invito rivolto in piena campagna elettorale a quanti si propongono al Governo del Paese per assumere nei programmi elettorali impegni precisi sul tema del Mezzogiorno, grande assente dal dibattito politico di queste settimane.
“C’è troppo poco Sud nella politica italiana, troppo poca Europa – ha commentato il direttore generale dell’Obi, Antonio Corvino – La correzione della asimmetria Nord/Sud in Italia ma anche la correzione della asimmetria Sud/Nord in Europa, rappresentano i temi centrali delle politiche che dovremmo disegnare e su cui discutere. Temi entrambi assenti, purtroppo, dal dibattito attuale. La ricomposizione del sistema economico italiano non può che ripartire come sottolineato dal documento-agenda presentato stamani e firmato dalle organizzazioni meridionaliste, dal Mezzogiorno e dalle sue peculiarità culturali sociali ed economiche, nonché logistiche, territoriali ed ambientali. Così come la riorganizzazione virtuosa del sistema Europa non può che partire dalla valorizzazione e rilancio dell’area euro mediterranea”.
Per Corvino “la socializzazione del debito pubblico europeo, lungi dall’essere una sorta di premio a nazioni, stati e popoli cicala rappresenta, in uno con l’unificazione coraggiosa delle politiche di bilancio e monetarie, l’obiettivo prioritario da perseguire”.
“Al di fuori di tale obiettivo l’intera area euro mediterranea e, in essa, l’intera Italia e non solo il Mezzogiorno, è destinata ad un declino senza prospettive ha concluso il dg dell’Obi – mentre le tasse imposte ai cittadini e alle imprese lungi dal sostenere i servizi e le infrastrutture continueranno ad alimentare in maniera preponderante gli interessi sui titoli del debito pubblico detenuti dai grandi players finanziari europei e mondiali.”