L’Italia ha la quota più alta d’Europa di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né frequentano corsi di istruzione o formazione, i cosiddetti “neet”.
Si tratta di 2,25 milioni di giovani, il 23,9% del totale. Di questi, il 40% è alla ricerca attiva di lavoro , circa un terzo appartiene alle forze di lavoro potenziali, mentre il restante 29,4% è composto di inattivi che non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare. E’ quanto emerge dal rapporto Istat sulla situazione del Paese, secondo cui il numero di neet tra il 2011 e il 2012 è aumentato del 4,4%, per effetto della crescita della componente dei disoccupati.
Nel complesso, il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 29 anni tra il 2011 e il 2012 è aumentato di quasi 5 punti percentuali, dal 20,5 al 25,2%. Dal 2008 l’incremento è di dieci punti. Sono stati relativamente più colpiti i giovani con titolo di studio più basso, in modo particolare quanti hanno al massimo la licenza media (+5,2 punti).
Le opportunità di ottenere o conservare un impiego per i giovani si sono significativamente ridotte: tra il 2008 e il 2012 gli occupati 15-29enni sono diminuiti di 727 mila unità e il loro tasso di occupazione è sceso di circa 7 punti percentuali (-1,2 punti nell’ultimo anno) raggiungendo il 32,5%. Nello stesso periodo, il tasso di occupazione dei 30-49enni si è ridotto di 3,1 punti percentuali (-0,8 punti percentuali nel 2012) mentre è aumentato tra i 50-64enni, soprattutto per le donne (+4,0 punti percentuali in media, +5,6 se donne; nel 2012 rispettivamente +1,7 e +2,4 punti percentuali). Nel 2012 il tasso di occupazione è così pari al 72,7% per i 30-49enni, e al 51,3% per i 50-64enni.
La laurea protegge di più dagli eventi negativi del mercato del lavoro. Il divario tra tassi di occupazione dei 20-34enni laureati e diplomati da non più di tre anni in Italia è in forte e continua crescita (da 5,4 punti percentuali del 2006 a 15 punti del 2011), sia per le donne che, in misura più accentuata, per gli uomini.
Lo svantaggio in termini occupazionali dei diplomati è confermato anche dalla dinamica dei tassi di disoccupazione: il divario tra i laureati e i diplomati, entrambi entro tre anni dal conseguimento del titolo, si è allargato nel corso dei cinque anni passando da 4 punti del 2006 a oltre 12 punti del 2011. I tassi sono passati dal 20,9% al 30,5% per i diplomati e dal 17,1% al 17,7% per i laureati.
Tra i diplomati 20-34enni da non più di tre anni sta crescendo anche la percentuale di giovani occupati sovraistruiti più di quanto avvenga per i laureati: nel 2012 ha raggiunto il 58,4%, 8 punti in più rispetto al 2008.