Domenico Quirico, il giornalista rimasto cinque mesi nelle mani dei ribelli siriani, è rientrato la scorsa notte a Roma a bordo di un Falcon 900 dei servizi segreti italiani, decollato da un non meglio precisato scalo del Medio Oriente.
L’inviato de La Stampa ha rivelato di essere stato trattato “non bene” dai suoi carcerieri e di avere avuto paura per la propria vita.
“Sono stato tradito da quella rivoluzione siriana che tanto interesse e speranze aveva suscitato ai tempi della presa di Aleppo da parte dei ribelli e che poi è stata dirottata in parte dalle frange dell’estremismo islamico – ha spiegato Quirico – Non è più la rivoluzione laica di Aleppo, è diventata un’altra cosa”.
Alla discesa della scaletta dell’aereo, l’abbraccio del ministro degli Affari Esteri, Emma Bonino, che lo ha accolto insieme al direttore generale della Farnesina, Michele Valenzise e a esponenti dell’Unità di crisi.
Con Quirico, anche lo studioso belga Pier Piccinin, liberato insieme a lui.
Nessuna rivelazione sui suoi rapitori, sui quali sarà probabilmente chiamato a riferire stamane in Procura a Roma, dove è stato raggiunto dalla moglie Giulietta e dalle figlie Metella ed Eleonora, provenienti da Govone, nel cuneese, dove il giornalista vive.