Gianni Cuperlo si è dimesso da presidente dell’assemblea nazionale del Partito Democratico. La decisione è stata comunicata con una lettera indirizzata al segretario Matteo Renzi.
Ieri, durante la riunione della direzione del partito, Cuperlo aveva espresso dissenso verso alcuni punti della bozza di legge elettorale “Italicum” proposta da Renzi. Criticando, in particolare, la presenza delle liste bloccate, e la quota di sbarramento all’8 per cento per le forze politiche non coalizzate, ritenuta troppo altra.
Nella replica di Renzi, l’accusa a Cuperlo di essere entrato in Parlamento, nelle elezioni politiche del 2008 e dello scorso febbraio, candidato in una lista bloccata.
Un attacco che Cuperlo nella sua lettera giudicato “di tipo personale e non politico”.
“Ritengo – scrive il presidente dimissionario – che non possano funzionare un organismo dirigente e una comunità politica dove le riunioni si convocano, si svolgono, ma dove lo spazio e l’espressione delle differenze finiscono in una irritazione della maggioranza e, con qualche frequenza, in una conseguente delegittimazione dell’interlocutore”.
“Mi dimetto – spiega Cuperlo – perché sono colpito e allarmato da una concezione del partito e del confronto al suo interno che non può piegare verso l’omologazione, di linguaggio e pensiero. Mi dimetto perché voglio bene al Pd e voglio impegnarmi a rafforzare al suo interno idee e valori di quella sinistra ripensata senza la quale questo partito semplicemente cesserebbe di essere”.
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