Sono i giovani il gruppo più colpito dalla crisi. Tra il 2008 e il 2013, gli occupati nella fascia di età tra 15 e 34 anni sono calati di1,803 milioni, mentre i disoccupati e le forze di lavoro potenziali crescono, rispettivamente, di 639 mila e 141 mila unità. Secondo i dati diffusi dall’Istat nel rapporto annuale, il tasso di occupazione anni scende dal 50,4% del 2008 all’attuale 40,2%, mentre cresce la percentuale di disoccupati (da 6,7% a 12%), studenti (da 27,9% a 30,7%) e forze di lavoro potenziali (da 6,8% a 8,3%). Le differenze di genere sono importanti: il tasso di occupazione è al 34,7% tra le donne e raggiunge il 45,5% tra gli uomini. Anche i divari territoriali sono marcati: al Nord il tasso di occupazione è pari al 50,1% (-12,1 punti percentuali dal 2008), contro il 43,7% del Centro (-10,4 punti) e il 27,6% del Mezzogiorno (-8,4 punti). Le differenze territoriali sono importanti anche per le quote di disoccupati (15,3% nel Mezzogiorno contro 9,3% nel Nord) e di forze di lavoro potenziali (14,3% contro 4%).
Sempre nel Mezzogiorno è leggermente più elevata la quota di studenti (32%, contro il 31,4% del Centro e il 29,3% del Nord). Tra quanti vivono ancora con i genitori, la percentuale di disoccupati e forze di lavoro potenziali diminuisce al crescere del titolo di studio dei genitori (12,3% tra i figli di laureati e 37,7% tra i figli di genitori con al più la licenza elementare).
Per cercare lavoro i giovani 15-34enni ricorrono prevalentemente alla rete informale di parenti e conoscenti (81,9%), inviano curriculum (76,3%), utilizzano Internet (63,6%) e consultano le offerte sui giornali (51,5%). Inoltre, il 39,8% sceglie un canale di intermediazione, il 29,3% il centro pubblico per l’impiego e il 20,8% altre agenzie private. Rispetto al 2008 crescono considerevolmente il ricorso a Internet (22,1 punti percentuali in più) e al centro per l’impiego (+5,8 punti), specie nel Nord. Le azioni di ricerca considerate più efficaci da chi ha iniziato a lavorare nel 2013 sono la rete di parenti e amici (lo dichiara oltre un terzo), la richiesta diretta a un datore di lavoro (26,3%) e le precedenti esperienze di stage o tirocinio svolte presso l’azienda (11,8%).
Particolarmente bassa la percentuale di chi ha trovato lavoro grazie al centro pubblico per l’impiego (appena l’1,4%) o con altre agenzie private (5,4% dei neo-occupati). Il lavoro atipico riguarda il 25,4% dei 15-34enni, il 31,7% dei laureati. Nel 2013 si accentua la perdita di occupazione tra gli atipici: il 16,4% di quanti nel primo trimestre 2012 avevano un lavoro atipico, si trova, dopo un anno, in condizione di disoccupato o forza di lavoro potenziale (nel periodo pre-crisi erano circa il 10%).
La partecipazione al mercato del lavoro è strettamente legata all’istruzione. Tra gli uomini di 30-34 anni, l’80% di laureati o diplomati è occupato contro il 67,4% di quelli con al più la licenza media. Se laureate, le donne sono occupate nel 73,6% dei casi contro il 37,5% di quelle che hanno al più la licenza media. Nel 2013 i giovani 15-29enni non occupati e non in formazione (Neet) raggiungono i 2,4 milioni, in crescita costante (+576 mila unità dal 2008). Tale aumento è dovuto quasi esclusivamente ai giovani che vogliono lavorare (+544 mila unità). Tra i Neet vi sono infatti circa 1 milione di disoccupati, 723 mila forze di lavoro potenziali e solo 684 mila inattivi che non cercano e non sono disponibili al lavoro (per lo più madri con figli piccoli).
La percentuale dei Neet sui giovani 15-29enni arriva al 26% (35,4% nel Mezzogiorno contro il 19% nel Nord). Nel 2012, oltre 26 mila italiani di 15-34 anni hanno lasciato il Paese, 10 mila in più rispetto al 2008, meno di quanti ne sono rientrati. Il flusso di uscita dei laureati è di 6 mila 340 unità, con un saldo di -4 mila 180 unità. Le mete di destinazione privilegiate sono Regno Unito, Germania (circa 900 emigrati in ciascun paese) e Svizzera (726). Diminuisce il tasso di occupazione dei giovani stranieri (dal 58,5% al 47,1%) e aumentano le quote di disoccupati e forze di lavoro potenziali (rispettivamente da 6,3% a 13,4% e da 5,1% a 8,5%).
La percentuale di giovani stranieri che studiano è più bassa della media nazionale (15,7%), mentre è più alta quella di quanti non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare (15,3%), specie fra le donne (26,2%), madri in quasi otto casi su dieci.
13